Il sito di Attilio Folliero
01/07/07 Omero Ciai
martes, 06 abril 2010 23:12
Escritos en Español
Español
Articoli di Attilio Folliero sul Venezuela
Venezuela 
Búsqueda personalizada
Principal Arriba 04/01/07 Peajes 07/01/07 Brindis 10/01/07 Rincone 15/01/07 Diario Vea 17/01/07 V. Acosta 18/01/07 Debate 19/01/07 Araujo 24/01/07 Universal 26/01/07 Larriva 01/02/07 Tal Cual 08/02/07 Rueda 11/02/07 Socialismo 15/02/07 Bsf 27/02/07 Caracazo 01/03/07 Haiti 05/04/04 Stampa 18/04/07 Parlatino 25/04/07 Venirauto 27/04/07 Gramsci 01/05/07 Epocale 27/05/07 Caso RCTV 28/05/07 RCTV 29/05/07 Adidas 01/06/07 Piramides 02/06/07 Chavez 08/06/07 Voce Italia 13/06/07 Chavez 16/06/07 Google 18/06/07 Petrolio 26/06/07 VTV 26/06/07 Luis Posada 28/06/07 Beppe Grillo 01/07/07 Repubblica 01/07/07 Omero Ciai 06/07/07 Aniversario 15/07/07 Simposio 19/07/07 Cacciatore 20/07/07 Gramsci 21/07/07 Publico 01/08/07 Risposta 21/08/07 Internet 22/08/07 Storia Internet 10/09/07 Crisi 25/09/07 Itanica 02/10/07 Alma Mater 21/10/07 Cuba 29/10/07 Satelite 01/11/07 Bloqueo Cuba 04/11/07 Manipolare 04/11/07 Riforma 05/11/07 Baduel 08/11/07 Messaggero 08/11/07 Riforma 09/11/07 Caricaturas 11/11/07 Callate 12/11/07 Apicella 14/11/2007 Solidaridad 14/11/2007 Album 22/11/07 Nocioni 23/11/07 Meyssan 01/12/07 Chavez 02/12/07 Resultados 03/12/07 NO
Dal 15/10/2006
Google Analytics
Page Rank Check
 
Principal
Arriba

Quel birichino di Omero Ciai che scrive calunnie su Chavez, scopiazza gli articoli degli altri?

di Attilio Folliero, caracas 01/07/2007

 

Uno dei siti che maggiormente consulto, praticamente ogni giorno, é Notizie da Caracas diretto da Piero Armenti. Si tratta di un sito obiettivo. Il giornalista dovrebbe riportare le notizie, senza entrare nel merito. É ovvio che tutti noi (quindi anche i giornalisti) abbiamo le nostre idee, le nostre convinzioni politiche, per cui a volte é difficile essere obiettivi ed insensibili a ció che si sta scrivendo (sto cercando di trovare una giustificazione per Omero Ciai, giornalista italiano de La Repubblica, ma mi rendo conto che mi sto arrampiacando sugli specchi) peró l’importante é cercare di sforzarsi di essere obiettivo. Piero Armenti é uno di quei giornalisti che si sforzano di essere obiettivi. Uno dei grandi meriti che gli attribuisco é che cita sempre le fonti e mai si appropria di notizie altrui. Insomma, un vero giornalista.

 

Mesi fa lessi in questo sito un articolo che destó fortemente la mia attenzione; si trattava di uno scritto che faceva riferimento ad un articolo su Chavez apparso nell'Herald Tribune di New York. Avevo avuto anche modo di commentarlo in un programma alla Radio Nacional de Venezuela.

 

Il 17 giugno scorso, durante la domenicale trasmissione Aló Presidente, il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chavez, approfittando della presenza della giornalista italiana Sandra Amurri, inviata de L’Unitá, risponde alle infamanti accuse di un articolo apparso su “La Repubblica”, a firma di Omero Ciai. A tal proposito, invito a leggere l’articolo Hugo Chavez risponde a La Repubblica, dove é possibile apprezzare anche il video di Chavez. Non entro nel merito dell’articolo in questione, perché giá altri ci hanno pensato a rispondere a questo giornalista (giornalista?). Invito a leggere: di Gennaro CarotenutoCalunnia, Omero Ciai calunnia  e “Omero Ciai, Angela Nocioni ... risposte dovute” (A proposito di Nocioni e Sansonetti: non ci siamo dimenticati di voi; presto avrete una nostra nuova risposta, dopo quella di gennaio); di Giuseppe GalluccioRepubblica disinforma sul Venezuela“.

 

Grazie ai compagni del Circolo Bolivariano Jose Carlos Mariategui di Napoli riesco ad ottenere copia integrale dell’articolo di Omero Ciai, intitolato “Chavez, il potere é questione di famiglia”. Leggendo quest’articolo che firma il suddetto giornalista (giornalista?) italiano, da anni impegnato a screditare tutti i processi di cambio in atto in America Latina, sembra proprio di essere di fronte ad una inchiesta realizzata in loco, in Venezuela e piú esattamente a Sabaneta (Stato Barinas), cittá di origine di Hugo Chavez. Peró, piú andavo avanti nella lettura e piú mi rendevo conto che io quell’articolo lo avevo giá letto mesi prima! Mi ricordai del sito di Piero Armenti e corsi a consultarlo! Anche se non ricordavo il titolo e la data esatta, non mi fu difficile rintracciarlo, perché risaliva al periodo in cui ero impegnato come opinionista a RNV.

 

Effettivamente nel sito in questione ho trovato l’articolo, intitolato Dinastia Chávez ed il link all’articolo dell' Herald Tribune, cui il giornalista italiano, Piero Armenti faceva riferimento.

 

Per metterci al riparo da eventuali eliminazioni della pagina in questione (a volte capita), riportiamo anche nel nostro sito l’articolo dell'Herald Tribune.

 

Invito a leggere i due articoli: quello in inglese dell’Herald Tribune e quello firmato da Omero Ciai. Siamo di fronte praticaemnte allo stesso articolo, con l’aggiunta di qualche particolare (ovviamente un’altra fesseria) che lo scrivente originario (Simon Romero dell’Herald Tribune) a febbraio non poteva sapere, ossia le fesserie che stanno dicendo in questi giorni gli Omero Ciai di turno, sugli stadi della Coppa America. Fino a poche ore prima dell’inzio delle partire i giornali di opposizione in Venezuela e nel mondo erano impegnati a dire che gli stadi non erano conclusi, che la Coppa non si sarebbe mai potuta disputare. La Coppa America 2007 di calcio, edizione Venezuela, a pochi giorni dall’inizio é giá un grande successo e passerá alla storia come l’edizione di maggior successo - lo dice Loez, presidente della Federazione Sudamericana di calcio -. Il Venezuela, paese organizzatore, per essere stato capace di un tale successo e per avere 8 nuovi stadi modernissimi, piú lo stadio di Caracas (che per essere stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanitá non puó essere ampliato e quindi si provvederá a costruire uno nuovo di zecca) potrá proiettarsi prima verso l’organizzazione di un campionato mondiale giovanile (giá sicura l’assegnazione al Venezuela; sará ufficializzata nella prossima riunione della FIFA a metá luglio) e poi nei prossimi anni potrá chiedere l’organizzazione del mondiale vero e proprio.

 

L’articolo di Omero Ciai é praticamente la fotocopia dell’articolo statunitense, con poche differenze. Anche l’interlocutore principale é lo stesso, tale Antonio Bastidas che ovviamente dice le stesse cose. Per non parlare delle calunnie ai danni della madre di Chavez. Omero Ciai scrive: “Elena si fa vedere con i vestiti firmati, i gioielli pacchiani e il suo cagnolino, “Caqui”, un Poodle”. Simon Romero scrive in inglese: “She (Elena) now appears in newspaper photographs carrying her poodle, Coqui, and dressed in designer outfits and gold jewelry.

 

Giudichino i lettori. Signor Ciai, sei proprio un biricchino! Forse non sai che esiste il reato di plagio? Tu vuoi farci credere di essere stato a Sabaneta, di aver intervistato questo e quell’altro, di aver parlato col signor Antonio Bastidas ... La veritá signor Ciai é che le dichiarazioni di Bastidas le hai scopiazzate dall’articolo del giornale statunitense, cosí come le altre fesserie. O dobbiamo pensare che sia stato Simon Romero a scopiazzare il suo pensiero, quattro mesi prima che lei pubblicasse l'inchiesta realizzata a Sabaneta?

 

Scomadando il grande Totó, ti meriti proprio un bel picassó. Che cos’é un picassó? Non lo sai? Ti consiglio di guardarti il primo film italiano realizzato a colori: Totó a colori. Lí, Totó illustra nei minimi dettagli il picassó. Mi creda, Signor Omero Ciai, mi creda, se l’é proprio meritato il picassó.

 

Addirittura rispondi alle critiche degli altri, come se veramente tu fossi stato a Barinas! Rispondendo a Giuseppe Galluccio, scrivi: <<... posso darle i nomi e i numeri di telefono di tutte le persone che ho incontrato a Barinas... così può rifare lei una inchiesta "indipendente">>. 

 

Signor Ciai, sono in attesa del numero di telefono di Antonio Bastidas e degli altri intervistati. Sono in Venezuela ... Immagino lei abbia qualche altra prova! Il timbro di ingresso in Venezuela sul passaporto. So che lei é stato in Venezuela in passato, ma si suppone che se lei abbia pubblicato questa inchiesta indipendente a Giugno, deve essere stato in tempi recenti, diciamo negli ultimi due, tre mesi. Non le pare? Mostri le prove della sua inchiesta indipendente.

 

Io penso che lei, tu signor Ciai non ti sei mai mosso dall’Italia per andare a Barinas (o meglio a Barinas ci puoi essere pure andato, ma non in questa occasione per scrivere l’inchiesta in questione). Omero Ciai, io credo che non ti sei mosso dalla tua scrivania. L’inchiesta l’hai scopiazzata dall’Herald Tribune. Almeno un pó, dovresti vergognarti.

 

Il direttore di La Repubblica e l’Ordine dei Giornalisti dovrebbero essere informati di come attua Omero Ciai: prende un articolo scritto da altri, lo scopiazza, aggiungendoci qualche fesseria di controno e lo spaccia per suo. É grave signor Ciai; é grave far passare una inchiesta realizzata da altri per propria.

 

Questo é Omero Ciai, una persona che oltre ad inventare fesserie e calunnie, é un ladro di articoli (il reato si chiama plagio).

_____________________

E-mail di Omero Ciai

 

Per correttezza pubblichiamo l'email, inviataci da Omero Ciai.

 

----- Original Message -----

Sent: Tuesday, July 03, 2007 2:48 AM

Subject: Barinas

 

Gentile signore,
per mia fortuna sono stato a Barinas. Ho la ricevuta del biglietto
aereo e anche quella del check-in in aereoporto. Andata e ritorno con
Caracas. Visti compresi. A Barinas ho incontrato Antonio Bastidas (che
è un ex consigliere comunale) con il quale ho pranzato e può confermare
il nostro incontro. Il suo cellulare ***. In seguito nel
municipio di Bolivar ho incontrato Raul Rodrigues, che si è presentato
e mi hanno presentato (c'era in corso un funerale) come un ex compagno
di scuola di Chavez. Anche lui può confermare (***).

Sempre nel municipio di Bolivar ho
incontrato altre persone (o fonti se preferisce) che mi hanno chiesto
l'anonimato perché (mi hanno detto e non ho ragione di dubitarne) che
esiste una lista di proscrizione in seguito alla quale tutti coloro che
vi finiscono non possono avere incarichi pubblici (è successo ai tempi
del referendum revocatorio). In seguito, a Barinas, ho avuto un lungo
incontro con ***, un collega giornalista che non ho potuto
citare nel pezzo perché anche lui preoccupato di avere problemi con il
potere locale. Ho cercato, per quanto possibile, di verificare anche a
Caracas con due storici di Chavez le cose che avevo saputo e mi pare
che tutto sommato il quadro sia quello descritto. Riguardo allo stadio
l'ho visto con i  miei occhi e anzi mi pare che sia stato lo stesso
presidente Chavez a protestare per l'andamento dei lavori. Ora sono
certo che a lei tutti questi chiarimenti non serviranno a nulla perché
temo che l'obiettivo sia "ideologico". D'altra parte Lei ha già emesso
la sua condanna mediatica senza alcuna verifica.... Saluti

omero
________________________________________

La risposta di Attilio Folliero ad Omero Ciai

 

Egr. Omero,

 

innanzitutto la ringrazio per avermi contattato. Inseriró la sua risposta, ovviamente evitando opportunamente i telefoni che mi ha fornito, per motivi di privacy. Non mi costa niente crederle; peró certo deve convenire che é veramente singolare la somiglianza dei due articoli, fino al punto che in alcuni passi il suo articolo utilizza praticamente le stesse parole dello statunitense (ovviamente tradotte). Coincidenze? Mi creda non ho nessun obiettivo ideologico. Vorrei che lei sapesse che io scrivo di America Latina solo per amor di veritá; per contrastare le tante bugie che si scrivono sul processo venezuelano e su Chavez.

 

Io sono arrivato in questo paese (il Venezuela) portandomi dietro la convinzione che qui ci potesse essere una dittatura, perché quando ero in Italia le notizie di cui mi nutrivo, circa il Venezuela, pochissime e tutte di parte antichavez (ovviamente sono arrivato a tale consclusione successivamente) e parlavano tutte di una dittatura.

 

Mi riferisco agli anni anteriori al Golpe del 2002, quando erano ancora pochi coloro che scrivevano in maniera obiettiva di Chavez e del processo di cambio in atto in questo paese; comunque se esistevano io non li conoscevo.

 

L'informazione che mi arrivava era solamente di fonte Venevision, Globovision, RCTV ... e quella di fonte governativa (che ovviamente una persona che cerca di essere obiettiva, non puó prendere in considerazione per farsi un giudizio; nessuno parla male di se stesso) di conseguenza quando arrivai in questo paese ero preparato al fatto che avrei potuto trovarmi di fronte ad una dittatura. Presto mi resi conto che coloro che fornivano le informazioni erano dei manipolatori. 

 

Le faccio questo esempio, che ho avuto modo di raccontare altre volte. Caracas, ed esattamente la zona di Sabana Grande era invasa dai buhoneros (venditori ambulanti); un intero quartiere che io chiamai la “porta portese di Caracas”: un grande e disordinato mercato, che oggi fortunatamente non esiste piú grazie al sindaco di Caracas che ha sistemato queste migliaia di venditori ambulanti in un grande centro commericale che ha costruito appositamente.

 

Ebbene, il 9 aprile 2002 Fedecamaras ed il sindacato CTV avevano dichiarato uno sciopero generale, che poi fu proprogato ed arrivó fino all'11 aprile, giorno della marcia dell'opposizione che portó ai ben noti e tristi fatti del golpe. Quella mattina del 9 aprile, per combinazione ero andato a  visitare il mercato di Sabana Grande ed era per me la prima volta che ci andavo. Ero rimasto particolarmente colpito dalla enorme quantitá di gente, dalla confusione, dal caos che regnava in tutta la zona. All'una tornato al residence dove vivevo all'epoca, accendo la televisione e mi sintonizzo su Globovision (canale di notizie 24 ore al giorno), che stava mostrando un servizio proprio da Sabana Grande.

 

Il telecronista di Globovision era esattamente a Sabana Grande, in un luogo da cui ero passato io (riconobbi gli immensi cartelli poubblicitari) quella stessa mattina e si suppone alla stessa ora in cui lui stesse registrando. Orologio alla mano, stava dicendo, piú o meno: siamo al mercato di Sabana Grande, sono le 10 di mattina (mostrando l'orologio che aveva al polso; la scena mi rimase stampata nella mente), ed anche in questo luogo solitamente affollato (mentre parlava passavano le immagini di una giornata normale, con tutta la folla e la confusione) oggi é vuoto, non c'é nessuno; sciopero generale, nessuno é al lavoro, anche i buhoneros che affollano la zona hanno deciso di appoggiare lo sciopero contro il governo e, tornando dal vivo la telecamera mostra le immagini della zona effettivamente deserta; poi si diresse ad intervistare uno dei pochissimi buhoneros che erano a lavoro (a vendere)... Come mai tutti i suoi colleghi hanno deciso di appoggiare lo scipero ed invece lei sta qua a lavorare? Ma vede, anche io appoggio lo sciopero, sono contro questo governo, peró sono dovuto venire  a lavorare perché ho figli, una familglia numerosa, cambiali da pagare ... (piu' o meno questo il tono dell’intervista). Il bello peró é che io ero passato esattamente da quella zona, alla stessa ora in cui questo telecronista stava dicendo che non c'era nessuno; io con i miei occhi avevo visto un casino di gente ed avevo coniato la frase "la porta portese di Caracas". Quella televisione voleva farmi credere che quello che io avevo visto con i miei occhi me lo ero inventato, sognato e che la realtá era quella che stava descrivendo il teleconista. Fu per questo, che quando ci fu lo “sciopero” del 2 dicembre, sapendo quello che avrebbero detto i media (il 100% é in scipero), me ne andai in giro per Caracas a contare (stimare) lettaeralemnte i negozi, le attivitá chiuse. Era un lunedi mattina, il 2 dicembre del 2002 e potetti stimare che nella zona centrale di Caracas, lo sciopero poteva essere al massimo del 18%  (dico poteva essere perché il lunedi mattina ci sono dei negozi che non aprono, come a Roma), ovvero la percentuale di negozi chiusi rispetto al totale era del 18%. All’ovest (Catia), contai non piú di un 1% di negozi chiusi; all’est (Chacao) la percentuale era poco meno del 50% e fu quello (il primo di due mesi di scipero o presunto tale) il giorno che ebbe la percentuale di adesione piú alta; nei giorni successivi ho ripetuto l’esperimento e mai piú raggiunse quelle cifre; neppure a Chacao (est di Caracas) ha mai piú superato il 40%. Il duo Carlos Ortegas, Carlos Fernandez tutti i giorni, per due mesi, in una quotidiana conferenza stampa, parlavano di una adesione del 100%, anzi qualcuno é arrivato a dire cifre piú alte. Non é una battuta la mia! Ci sono i filmati di quel tale politico di cui non ricordo il nome che dichiaró che erano state raccolte 45 milioni di firme (se non ricordo male), quando tutta la popolazione del Venezuela non arriva a 27/28 milioni di abitanti.

 

Tornando alla mattina del 9 aprile, fu il mio primo impatto con la manipolazione mediatica. Qualcosa di veramente scandaloso. Commentavo con la ragazza che divenne poi mia moglie (quasi me la prendevo con lei): “Che razza di televisione é questa! in che razza di paese sono capitato! Come fosse possibile che una tv potesse dire scemenze del genere ... In Italia uan cosa del genere non sarebbe minimamente possibile!”.

 

Fu, quel 9 aprile che entrai in contatto con la realtá virtuale della Tv privata venezuelana, completamente differente dalla realta vera. Per almeno 3 anni ho continuato a vedere (io e milioni di persone) e vivere sta dissociazione tra la realtá vera e quella virtuale della TV. Ad esempio in tutte le marce di appoggio a Chavez, svolte durante gli anni 2002-2004, le Tv di opposizione proponevano in Tv concentrazioni di Chavez assolutamente deserte o con pochissima gente e viceversa concentrazioni dell'opposizione con tantissima gente. Io andavo a tutte le marce, quelle filo Chavez e quelle di opposzione e coi miei occhi potevo vedere la realtá vera (folle oceaniche in appoggio a Chavez e manifestazioni dell'opposizione con una discreta partecipazione, all'epoca, ma ben lontano da quello che voleva farmi credere la TV). Poi puntualemnte il pomeriggio o la sera apposite trasmisioini svelavano i trucchi utilizzati: per esempio le immagini delle concentrazioni chaviste erano registrate ore prima del momento culminante e passate in Tv come se fossero dal vivo, all’ora in cui parlava Chavez; l'analisi della luce solare indicava l'ora esatta, ovvero l’ora della registrazione (magari 3 o 4 e piú ore prima che parlasse Chavez). E viceversa! Le marce dell'opposizione venivano letteralmente duplicate, ossia i partecipanti, con un gioco che oggi non ingannerebbe neppure i bambini dell'asilo, questi manipolatori duplicavano le immagini; ovviamente chi le stava osservando in diretta non si rendeva conto dell'inganno, ma ad una attenta e rallentata visione, era facile rintracciare le persone duplicate (le immagini erano affiancate).

 

Questa é la realta che io cerco di contrastare. Se lei é venuto veramente in Venezuela (e so che é venuto veramente) come ha fatto a non rendersi conto della vera realtá. Togliamo di mezzo l'ideologia. Togliamo di mezzo Chavez, il socialismo, comunismo e tutto quanto. Parliamo di fatti. Lei avrá mangiato in qualche ristorante? Ovunque vai, i ristoranti sono strapieni; proprio oggi, un semplice lunedí, sono stato ad un ristorante con degli italiani che hanno potuto vedere con i propri occhi l’affollamento. Avrá camminato per le strade di Caracas (o di Barinas o di qualsiasi altra cittá: ovunque vai le vetrine sono piene di annunci che cercano personale; e questo l'ho anche dimostrato con una inchiesta fotografica (http://www.lapatriagrande.net/04_opiniones/attilio_folliero/foto.htm); se vuoi andare a un hotel o alle terme de “Las trincheras” (per dire un luogo che in teoria non dovrebbe presentare difficoltá a trovare un posto; nella ricca Italia, per andare alle Terme di Montecatini o ad un hotel di Montecatini non credo sia mai successo di sentirsi rifiutare l’entrata perché tutto esaurito, se non magari in alta stagione) se non prenoti con almeno tre mesi di anticipo, in qualasiasi periodo dell'anno, non trovi posto, a volte neppure nei costosissimi Hotel a 5 stelle. Voi parlate solo di fame, di desolazione, di avversari di Chavez, di oppositori.

 

Mi creda io faccio enorme fatica ad incontrare gli oppoistori di Chavez; sono come mosche bianche. A volte parlo di qualcosa e vorrei sentire anche l'altra campana, ma é difficle incontrarli. E' vero che Rosales, il principale dei 13 oppoisitori di Chavez, alle ultime elezioni ha preso 4 miliini di voti (gli altri 12 candidati di opposuizione non hanno superato i 2.000/4.000 voti cadauno!!!), peró é pure vero che almeno 3 di questi 4 milioni hanno votato l'oppositore Rosales solo per la "Mi negra", la carta di credito lanciata da Rosales per ripartire direttamente al popolo una parte degli introiti derivanti del petrolio (perché lei non ha scritto che questo é populismo? O per lei questo non é populismo?) Milioni di persone, che hanno votato per Rosales, ma che nei fatti appoggiano Chavez. E la dimostrazione si é avuta in questi giorni. L’opposizione aveva la possibilitá di raccogliere le firme per innescare il referendum revocatorio verso decine, centinai di cariche elettive giunte a metá del mandato  (governatori e deputati ad esempio) e quindi revocabili. Per innescare il referendum revocatorio bastava raccogliere il 20% di firme degli aventi diritti al voto nella circoscrizione di elezione. Solo per un deputato dello Stato Amazzonia é stato raggiunto tale quorum, e imnmagino coincide con me che il quorum é basso ed accessibile per innescare il referendum revocatorio. L’opposizione non ha avuto neppure la forza di raccogliere un 20%! Ció significa che l’opposizione non esiste. Per favore non venga a parlarmi della paura di repressioni e cavolate del genere. Qua non esiste alcuna repressione. Mia moglie, per esempio non ha votato alle ultime elezioni parlamentari di due anni fa; oggi ricopre un incarico governativo; se ci fosse qulache controllo e qualche segnalazione lei pensa che a mia moglie le avrebbero permesso di occupare il carico che occupa?

 

Lei (come tanti altri) parla di repressione e di paura. Ma quale repressione? Quale paura? Io sono stato per vari mesi a due programmi radiofonici (RNV e YVKE); prima di tutto mai nessuno mi ha imposto di dire o non dire questo e quell’altro; secondo, tante volte mi é capitato di esprimere giudzi in contrasto con la politica nazionale! Ad esempio, come lei ben sa, Chavez appoggia Evo Morales. Chavez e tutte le istriztuzioni venezuelane stanno appoggiando la candidatura di Evo Morales a Premio Nobel per la pace; io piú volte ho avuto modo di dissentire alla Radio Nazionale del Venezuela da ció e ci sono le rgistrazioni. Penso che Evo Morales per il fatto di avere lasciato i militari boliviani ad Haiti, che si sono macchiati di orribili violenze (Cite Soleil), non merita il Premio Nobel per la Pace, perché arrivato al governo avrebbe dovuto ritirare le sue truppe da Haiti. Non lo ha fatto, non merita il Premio nobel. Io, sempre io, intervistato alla Tv del parlamento (ANTV) ho espresso liberamente la mia opinione, senza alcuna imposizione; mentre Chavez a dicembre parlava di possibilitá di socialismo in un solo paese, io ebbi modo di commentare e dire che non credo in ció; per me non é possibile il socialismo in un solo paese. Nessuno mi ha censurato, nessuno mi ha impedito di tornarci. Ci sono tornato varie volte ad ANTV, ultimamnete anche con Sandra Amurri, inviata de L’Unitá. Nessuno ci ha detto quello che ci avrebbero chiesto e tanto meno ci hanno imposto delle risposte. Libertá piena. Sandra Amurri ha visto con i propri occhi. Sandra Amurri ha anche assistito dall’interno del Parlamento alle proteste dei chavisti contro un governatore chavista. Questo sarebbe il paese della repressione? Il paese della dittatura? Qua l’ideologia non c’entra. Sono i fatti; fatti concreti. Io non ho da difendere nessun Chavez.

 

Sandra Amurri assiste dall'interno del Parlamento venezuelano ad una manifestazione di protesta di simpatizzanti di Chavez contro un governatore chavista (Manuitt, governatore dello Stato Guarico, eletto tra le file del chavismo)

 

Mi farebbe immensamente piacere riceverla, accompagnarla in giro per il Venezuela. L’aspetto volentieri; andiamo a fare anche delle interviste alle radio, alle Tv. Qua non é come in Italia.  Io ho vissuto 11 anni a Roma, non ho mai potuto mettere piede alla RAI, neppure a battere le mani nei programmi (come si dice a fare la clack o qualcosa del genere); ero iscritto al sindacato dei lavoratori dello spettacolo. Altro che partecipare alla RAI come opinionista. Lei sa bene come funzionano le cose in Italia, esattamente come racconta Beppe Grillo. Le cose che lei scrive dovrebbe riferirle all’Italia e non al Venezuela.

 

Altra grande fesseria (non si offenda per favore, ma si tratta di una fesseria) che lei, proprio lei ha scritto riguardo le enormi spese militari del Venezuela. I numeri dicono esattamente il contrario. Non venga a dirmi la solita storia dei 100.00 fucili acquistati dalla Russia, qualche sommergibile, elicotteri ... Uno Stato, qualsiasi Stato compra fucili, elicotteri ... Le spese militari del Venezuela sono enormemente inferiori (in percentuale sul PIL) rispetto ad altri e sono in diminuzione. Nei primissimi programmi radio cui partecipai (puó vedere il video casereccio realizzato con i pochissimi mezzi di cui dispone La Patria Grande) ebbi modo di commentare queste fesserie che circolavano circe le grandi spese militari del Venezuela. Il Banco Mondiale dice che le spese militari del Venezuela dal 2000 ad oggi sono passate dal 1,3% al 1,1% del PIL. La riduzione é del 15%. Giudichi lei. Questa non é ideologia. Questa é pura e semplice matematica.

 

Le spese militari del Venezuela secondo il Banco Mondiale

Intervento di Attilio Folliero a YVKE del 21/10/2006

 

 

Le confesso - ma credo si capisca - che sono particolarmente offeso per il modo in cui lei violenta la realtá dei fatti (riguardo l'America Latina). Vorreei anche che lei sapesse che io non sono nessun venduto (come mi ha definito Sansonetti, il quale rispondendo alle numerose lettere di protesta contro gli articoli della Nocioni ha detto che la Nocioni é l'unica giornalista che scrive liberamente di America Latina, il che significa che per Sansonetti tutti gli altri sono dei venduti, quindi anche io ed anche lei, sia pure dall'altra parte; non so se a lei la paga qualcuno per scrivere ció che scrive (a parte lo stipendio), ma a me non mi paga nessuno.

 

Lei, giustamente riscuote uno stipendio per il suo lavoro (e mi ripeto, non so se come vuole far intendere Sansonetti ricevi altri introiti) io non riscuoto stipendi da nessuno e meno che meno da Chavez o chi per lui. La prego di credermi, io non guadagno assolutamente niente dallo scrivere articoli. Non é la mia attivitá. Scrivo da 21 anni e da quando iniziai a scrivere su “Qui Foggia”, di proprietá di Tatarella (vicepresidente del Consiglio nel primo governo Berlusconi) io non ho mai risocsso una lira, o un centesimo di Euro, o un bolivar debole o forte che sia.

 

Il sito non ha neppure pubblicitá, come puó vedere, eppure trattasi senza falsa modestia di uno dei siti piu importanti del mondo. La societá statunitense Alexa, dice che siamo tra i primi 160.000 circa siti del mondo, su cento milioni; in certi giorni superiamo per visite anche dei siti importanti.

 

Non é finita. Google, che come puó vedere nel sito, ho piú volte attaccato per la censura che adotta (a settembre nel suo data base accumulava 22 miliardi di documenti; oggi 10 miliardi, piú o meno. Come mai sono spariti 12 miliardi di documenti? Io la chiamo censura! Come la chiamerebbe lei? Tra l’altro google mi ha chiuso una casella di posta elettronica; ha di punto in bianco eliminato (da youtube) tutti i video di Luigino Bracci ... Ebbene, google dice che per La Patria Grande il famoso indice Google Pagerank (che non é come molti credono il rank della pagina, ma il rank inventato da Page, uno dei fondatori di Google) é attualmente a 5 e per il futuro immediato passerá a 6. Questi che sono i due indici piú importanti a livello mondiale per misurare l’audience di un sito, su cui noi, come ben sa lei e qualsiasi esperto di informatica, non abbiamo alcun modo per influire. Ben potremmo (e forse lo faremo per sopravvivere) ricorrere a degli introiti almeno pubblicitari; ebbene al momento non ne abbiamo e le posso assicurare che non ci sono mancate le offerte da parte di una societá pubblcitaria italiana. Insomma, altro che ricevere soldi da qualcuno. Non abbiamno mai intritato niente da nessuno. Mi creda o no, scriviamo per amor della veritá. É ovviamente libero di crederlo o meno.

 

Se non l’ha capito io me la prendo con chi dice fesserie, buegie, con chi offende i morti in attentati terroristici ed i loro familiari, con chi trasforma piú o meno velatamente in delinquenti dei stimati cittadini, onesti e rispettabilissimi professori universitari, qual’é ad esempio il sindaco metropolitano di Caracas, l’italo-venezuelano Juan Barreto Cipriani, che la signora Angela Nocioni, strenuamente difesa da Sansonetti, il 13 giugno 2007, testualmente scrive: “Juan Barreto viene invece dai palazzoni ad alta densità criminale del quartiere El Valle di Caracas. Militante di sinistra da sempre. E’ adorato come un capobanda dai ragazzini della zona. Molti se li è portati con sé quando è diventato sindaco metropolitano, al posto dell’antichavista Alfredo Peña. Sono diventati suoi consiglieri per le politiche giovanili nei quartieri, una mossa semplice e azzeccata. Perfetta per convertire al chavismo militante gli idoli hip hop delle baraccopoli e il loro seguito. E per far piovere su loro finanziamenti per politiche autogestite a ridosso delle elezioni presidenziali di dicembre”.  Non sta dicendo che é un delinquente peró sotto sotto, viene da una zona ad alta densita delinquenziale, é adorato come un capobanda, compra i voti con i finanziamenti a pioggia. Mi scusi, ma questo per lei é giornalismo? Purtoppo lei scrive nello stesso modo. Non si tratta di condannare e giudicare a priori, si tratta semplicemente di analizzare ció che uno mette nero su bianco. Mi faccia il favore di leggere con serenitá il suo articolo come se non fosse suo e confrontarlo con quello dell’Herald Tribune. A quali conclusioni giungrebbe? Non le sembrano gli stessi articoli, con poche differenze?

 

Io vorrei capire una cosa. Premesso, che io non sto a difendere nessuno e tanto meno Chavez, vorrei capire perché tutto il suo accanimento contro Chavez? Perché ascoltare e prendere in considerazione sempre e solo quelli dell'opposizone che sono solo una minoranza (ufficialemente il 35%, ma di fatto l’opposizione venezuelana non raggiunge il 20%). Una minoranza rispettabilissima, ma pur sempre una minoranza. Mai nei suoi articoli un accenno a quel 65% circa (80%) di venezuelani che appoggiano Chavez. Ci sará un motivo per cui Chavez da otto anni a questa parte continua ad aumentare i consensi ed a vincere elezioni. Per favore non mi risponda con le banalitá della Nocioni; non dica che con i finanziamenti a pioggia si compra i voti.

 

Per quanto riguarda gli stadi e la coppa America, proprio oggi il presidente della federazione Sud americana di calcio ha parlato della manifestazione Venezuelana come la migliore di tutta la storia ed anzi, come giá anticipato, al Venezuela sará assegnata l’organizzazione del mondiale giovanile (é una primizia; sará ufficializzato solo a metá luglio). Le immagini televisive stanno mostrando a tutto il mondo una coppa America con stadi strapieni (a meno che non siano immagini manipolate; magari le partite si stanno svolgendo in stadi semicostruiti e vuoti e riempiti con gli effetti televisivi; é tutto virtuale; anche le lamentele delle migiliai di persone che si sono dovute sorbite 24 ore di file per acquistare i biglietti per asistere alle partite erano virtuali. Due sono le cose: o é tutto virtuale o erano fesserie le cose dette e scritte da chi come lei a una settimana od anche ad un mese dal fischio d’inizio della Coppa, sosteneva che gli stadi non sarebbero mai stati pronti per la coppa america. Immagino sará daccordo con me sul fatto che stadi da 50/60.000 posti non si costruiscono in una settimana o un mese, neppure se strilla Chavez.

 

Credo di non aver parlato minimamente di ideologia, ma solo di fatti concreti. Poi se lei, Omero Ciai o Simon Romero o qualasiasi altro vuole continuare a dire che in Venezuela non ci sará la Coppa America é libero di dirlo. Tutto il resto del mondo la sta guradando.

 

Concludo, nello stesso modo con cui ho iniziato. Ringraziandola per avermi scritto e avendomi dato il suo telefono, immagino non avrá niente in contrario se la cercheró la prossima volta che vado in italia. La prego di avvertirmi la prossima volta che viene a fare una inchiesta in Venezuela. Saluti.

 

Attilio

 

PS Se vuole, egr. Omero, puó controbattere anche ad Hugo Chavez che ha risposto alle sue calunnie (per lei non saranno calunnie, peró a Chavez, a me, a Gennaro ed a molti altri, sono sembrate proprio calunnie) circa le ricchezze accumulate di cui parla nel suo articolo.

 

Siamo stati invitati anche ad inserire il link al sito del suo giornale o meglio a Repubblica TV, dove appare il video di un intervento di Omero Ciai su Chavez. Accontentiamo la richiesta di NM.

 

Omero Ciai, La Repubblica, 10/06/2007

Chavez, il potere è questione di Famiglia

 

Sabaneta (Venezuela) – Il Presidente Hugo Chavez ha cinque fratelli. Adan, il maggiore, è ministro dell’educazione. Narciso, detto Nacho, è plenipotenziario, responsabile degli accordi di collaborazione tra il Venezuela e Cuba. Anibal è il sindaco di Sabaneta, un paesello nello stato di Barinas da dove proviene tutta la famiglia. Per Argeny, il quarto, noto come “Colin Powell”, hanno inventato un incarico su misura: è il segretario di stato di Barinas. Adelis, l’ultimo, è nel consiglio di amministrazione di Sofitasa, una banca privata che gestisce fondi del governo. Il padre del presidente, Hugo de los Reyes Chavez, è il governatore di Barinas, la vera culla della rivoluzione bolivariana, come si legge in un manifesto elettorale dove Hugo in camicia rossa abbraccia il padre ed il fartello Anibal. Insegnante elementare in gioventù, famoso come “il maestro”, Hogo del los Reyes sposò Elena la bidella della scuola, madre dei sei fratelli, first lady e chiacchierata “zarina” di quella che tutti chiamano “la famiglia reale del Venezuela”. “Da quando la famiglia è arrivata al potere, nove anni fa, la signora Elena avrà fatto cinque interventi di plastica facciale, ha la scorta, il fuoristrada e un vagone di gioielli che sfoggia come un generale sovietico in pensione”, commenta Antonio Bastidas, un ex consigliere comunale oggi all’opposizione. Bastidas è cresciuto con Chavez. Giocavano a baseball e andavano a pescare nei fiumi di questo che è uno degli stati ricchi del paese. Tanta campagna, pochi residenti: appena settecentomila. Bovini, polli, palme, tabacco, banane e zucchero. Terra d’agricoltori benestanti fieri di produrre “la carne più succosa d’America”. Negli ultimi cinque anni Bastidas ha presentato quattordici denuncie contro il governatore per abuso di potere e corruzione. Nei dossier l’impressionante salto di qualità nello stile di vita della famiglia. Nove anni fa vivevano tutti nella casetta di color ocra, oggi non fanno altro che ammassare incarichi e fattorie. Tremila ettari, secondo Cristina Marcano e Alberto Baretto, i biografi. A Barinas, capitale e Stato hanno lo stesso nome, si dice che i Chavez abbiano approfittato della riforma agraria per diventare latifondisti. Il gioco è stato semplice. Il partito, quello bolivariano, mandava i contadini poveri di altri Stati ad occupare le “fincas”, i terreni considerati troppo grandi o abbandonati e improduttivi, ma prima che arrivassero ad occuparlo un membro della famiglia – quasi sempre un parente di Elena – faceva un’offerta di acquisto a prezzi stracciati. Si dice anche che il presidente Hugo non sia affatto contento di quello che accade. Due smacchi recenti hanno complicato le relazioni in famiglia. Il primo è il nuovo stadio di calcio. Sta addosso all’aeroporto e lo vedi appena arrivi. I lavori in corso sono protetti da un enorme manifesto di cartone che dice: “Barinas, nuova sede della Coppa America”. Mancano quindici giorni all’inizio del torneo continentale ma per finire lo stadio non basterebbero tre mesi. Dopo il sopralluogo di rito la commissione Fifa ha deciso che il massimo potrà ospitare una partita delle eliminatorie, niente ottavi, quarti o semifinali. Troppo pericoloso. Siccome responsabile dei lavori è un fratello di Hugo, Adelis il banchiere, potete immaginarvi gli insulti che sono volati tra i due quando il presidente in missione familiare si è reso conto del disastro. L’altro grande bluff è il nuovo zuccherificio. Progettato da una équipe di tecnici cubani doveva entrare in produzione nel 2005 ma è tutto fermo dopo che la magistratura ha scoperto una rete di mazzette da un milione e mezzo di dollari. Ma Barinas è anche un boomerang: se a Caracas nei supermercati mancano il latte e la carne dipende dal fatto che qui agricoltori si rifiutano di vendere ai prezzi calmierati da Chavez. “Adan e Hugo stanno riprendendo a memoria quello che abbiamo imparato alla elementari”, dice Raul Rodriguez, un altro amico di infanzia dei Chavez passato all’opposizione. “Il nostro maestro José Ruiz Guevara, era comunista e di pomeriggio ci dava lezioni di socialismo. Credo sia per lui che loro impongono al paese modelli economici vecchi e fallimentari come il cambio fisso della moneta (uguale cambio nero) o il calmiere (uguale borsa nera)”. Però l’ostentazione della ricchezza è un difetto di famiglia. Elena si fa vedere con i vestiti firmati, i gioielli pacchiani e il suo cagnolino, “Caqui”, un Poodle.

Mentre Hugo – si deduce dal bilancio del palazzo di Miraflores – spende 250 mila dollari all’anno solo per scarpe e vestiti e sfoggia la sua collezione di Rolex d’oro. Nell’edificio de la prensa, l’antico giornale di Barinas, c’è Maria la colf. È l’unica “chavista” in tutto il palazzo. “Oggi – dice – lavo i pavimenti ma presto, grazie a Chavez, sarò avvocato”. Maria studia in una “misiones”, le scuole parallele, né pubbliche né private, inventate dai professori cubani di Fidel a cambio del petrolio venezuelano che annaffia l’isola del dittatore. Da qui passa il consenso. Chavez ha capito che c’era un’ansia di vendetta sociale tra i poverissimi di questo paese e l’ha acciuffata. Ora, nella sua marcia a tappe forzate verso il totalitarismo, la manipola come ogni caudillo, a beneficio proprio.

Simon Romero, Herald Tribune, 18/02/2007

Chávez family dogged by nepotism claims

http://www.iht.com/articles/2007/02/18/news/venez.php

SABANETA, Venezuela: At the entrance to this dusty town where Hugo Chávez was born in 1954, a billboard welcomes visitors with a gleaming image of the president and the words, "Cradle of the Revolution."

Other billboards and posters throughout Sabaneta show Chávez embracing his younger brother Anibal, Sabaneta's mayor, and his father, Hugo de los Reyes Chávez, the governor of Barinas, the surrounding state. Such reminders of the power amassed by the Chávez family have been ubiquitous here since he ascended to the presidency eight years ago.

From a humble start in a dirt- floored adobe home that was bulldozed to make way for a hamburger stand, the family's widening political clout has been increasingly scrutinized as critics call attention to abuses of power and corruption charges throughout the institutions now controlled by Chávez, including the National Assembly, the Supreme Court and the federal bureaucracy. Revelations of corruption on his family's watch in Barinas and accusations of nepotism have dogged Chávez even as he makes combating such irregularities one of the priorities of his government.

"We call them the royal family of Barinas," said Antonio Bastidas, an opposition politician in Barinas who grew up playing baseball and catching catfish with Chávez and his brothers. "They started out with nothing and now call themselves revolutionaries, though they are revolutionaries with all the best trappings of power."

Bastidas and others in the political opposition in Barinas have filed numerous complaints of corruption and mismanagement against the administration of Chávez's father, a retired primary-school teacher universally known in Barinas as "Maestro," or professor. Many of the accusations have languished in Venezuela's byzantine bureaucracy, while Chávez's family and its supporters in Barinas have repeatedly won strong victories in elections.

"I'm here because the people put me here," Mayor Anibal Chávez said during an interview at his office, seated under portraits of the president, the Caracas-born liberation hero Simón Bolívar and Jesus.

"We are recuperating our love of the fatherland, contrary to the policy of the empire, which is to enslave us," he said, referring to the United States.

"Sabaneta is booming," he said, listing state-financed projects here like asphalt and tomato-processing plants and a huge sugarcane-growing venture carried out with the assistance of dozens of advisers flown in from Cuba. "I'm a dreamer, but I believe we are transforming this municipality into something greater."

The Venezuelan-Cuban sugarcane project, has been particularly embarrassing for Chávez. He became enraged last year after investigators uncovered a $1.5 million embezzlement scheme at the sugar-processing complex, which is named in honor of Ezequiel Zamora, a general who fought in one of Venezuela's bloody 19th-century internal wars.

Investigators have not implicated any of Chávez's five brothers or his father in the scandal, though it unfolded shortly after Anibal was elected mayor and seven years into the administration of his father, who has fended off corruption accusations almost since his first election victory in 1998.

"May God forgive me for what I'm about to say, but in cases like this, I swear to you, if I could order someone to be executed, I would order him executed," President Chávez said last year when the scandal surfaced.

The president, who is twice divorced, vigilantly guards the privacy of his children and former wives. A court fined an opposition newspaper, Tal Cual, and an editorial writer last week for publishing an editorial imagining a dialogue about political subjects between Chávez and his youngest daughter, Rosines. But his father and siblings, all public figures in Barinas, have been open to scrutiny.

The family boasts not only a mayor and a governor, but also the secretary of state for Barinas, a post created for the president's brother Argenis, who carries out many day-to-day functions at the governor's palace. Another brother, Adelis, is a senior banker at Banco Sofitasa, which does brisk business with the state government.

Adelis also supervises the government's construction of a new soccer stadium in Barinas.

His brother Narciso, an English teacher who lived in Ohio for several years, was accused of influence-peddling in the state government after he ran unsuccessfully for mayor of Bolívar, a municipality near Sabaneta. He was later placed in important posts at Venezuela's embassies in Canada and Cuba, where he was put in charge of overseeing the various bilateral agreements reached between Fidel Castro and Chávez.

Adán, the eldest brother of Chávez, who was the second-born son, is perhaps the most influential of the president's brothers, serving as ambassador to Cuba, private secretary to the president and, most recently, minister of education.

Adán, the president and Anibal, the three oldest sons, are in their 50s; the younger sons are in their 40s.

Residents of Barinas, a state of cattle ranches, palm trees and pickup trucks that resembles stretches of South Texas, are treated almost monthly to tales of largess within Chávez's family, some with substantiation and some without.

They point to the frequent trips to Cuba of their governor, Hugo de los Reyes Chávez, for medical treatment, a luxury out of reach for many Venezuelans. Through a spokesman, the governor declined repeated requests for an interview.

Opposition politicians here say that Chávez's mother, Elena, who also started as a teacher, exemplifies the family's rise to the nouveau riche class. She now appears in newspaper photographs carrying her poodle, Coqui, and dressed in designer outfits and gold jewelry.

Her plastic surgeon, Bruno Pacillo, went to the National Assembly in 2004 to complain that he was barred from an elite Caracas social club, presumably because of his connection to Chávez's family.

feed
OK notizie
Folliero su Tecnocotizie
Add to Google Reader or Homepage
http://www.wikio.it
twitterSlidefacebookVideo in Daily Motion
folliero.it
Dal 26/01/2001
Nel sito gli scritti, gli articoli, le poesie, i racconti, di Attilio Folliero e Cecilia Laya, ma anche i principali eventi della propria vita. Spazio anche alle famiglie ed alle città di origine, Lucera, in Italia e Caracas, in Venezuela.
Articoli di Attilio Folliero sul Venezuela
Dal 2001 il Venezuela negli articoli di Attilio Folliero e Cecilia Laya
Galeria fotografica
Matrimonio Attilio Folliero e Cecilia Laya Lucera, 10/09/2004

selvas blog

Siti amici
Se hai un sito/Blog e vuoi intercambiare il link, contattaci


Sitios Amigos
Si tienes
un Sitio o Blog y quieres intercambiar el enlace, contáctanos
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale prodotto da Attilio Folliero e Cecilia Laya. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della legge n. 62 del 07.03.2001 e leggi successive.
Articoli, poesie e racconti contenuti in questo sito sono Copyleft
E' permessa liberamente la loro riproduzione, citando autori e link. Comunicateci se riprendente un nostro scritto ed inseriremo il link al vostro sito/blog nella nostra pagina dei siti amici.
Eventuali loghi e marchi proposti in questo sito sono di proprietà dei rispettivi proprietari. Generalemente le immagini proposte sono di nostra proprietà o tratte dalla rete. Se stiamo utilizzando
immagini di proprietà, ovviamente inconsapevolemente,  comunicatecelo e provvederemo ad eliminarle immediatamente.