Venezuela: l’università arriva a Cocorote di Attilio Folliero * Cocorote? Sono in Venezuela da circa sei anni e non mi era mai capitato di ascoltare questo nome. È una delle 1.134 parroquias del Venezuela. Prima di proseguire, per facilitare la comprensione è bene soffermarsi a spiegare brevemente la suddivisione amministrativa di questo paese, che in un prossimo articolo sarà oggetto di una approfondita analisi in relazione alla riforma costituzionale, che introduce un concetto di geografia umana totalmente nuovo, concetto che dovrà necessariamente essere ripreso anche dagli altri stati del mondo, per il bene dell’umanità. 1 – Suddivisione amministrativa del Venezuela Il Venezuela è diviso amministrativamente in 24 regioni, che prendono il nome di Estado, tra i quali vi è il Distrito Capital; a queste 24 regioni andrebbe aggiunta una venticinquesima, denominata Dependencias Federales, ossia il terriorio costituito dalle isole che amministrativamente non sono autonome, ma come dice il nome sono territori dipendenti direttamente dallo stato centrale. Ogni regione è divisa in Municipios, equivalente alla nostra provincia. In totale i Municipi sono 336 e sono suddicvisi amministrativamente in parroquias, che sono di fatto i nostri Comuni. Le parrocchie, i Comuni sono in totale 1.114. Infine, la parroquia può essere divisa in jefaturas, che equivalgono alle nostre circoscrizioni o municipi, come si chiamano a Roma le circoscrizioni. Come in Italia, dove solo i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti possono istituire le circoscrizioni, così in Venezuela solo le grandi parrocchie possono suddividersi in jefaturas. 2 – Cocorote Precisato ciò, diciamo subito che Cocorote è una piccola provincia della regione Yaracuy, che prende il nome dell’omonima citta capolugo. Il comune di Cocorote è stato citato da Chávez, perchè sarà sede di una delle nuove 58 università previste dall’ultima missione lanciata dal governo e denominata Alma Mater. Dopo aver ascoltato il nome di questo comune a me del tutto sconosciuto, cosi come pure ad altri venezolani (ho appurato ciò attraverso una piccola inchiesta, senza alcuna valenza scientifica, nell’ambito delle mie conoscenze) sono entrato prontamente in Internet per cercare informazioni. Ebbene, Cocorote è una provincia (utilizzo la terminologia italiana, per essere compreso più facilmente) di recente costituzione che prende il nome dall’omonimo comune capoluogo. Ovviamente sulla scarsa conoscenza di questo luogo, accanto alla dimensione estremamente piccola e la lontanza da qualsasi centro di influenza incide anche il fatto che sia stata costituita recentemente. La provincia di Cocorote, nella regione Yaracuy è infatti nata dalla separazione con la provincia di San Felipe ed ha solamente 135 chilometri quadrati e 35.668 abitanti (dati del censimento venezuelano del 2001) e pertanto rappresenta una provincia piccola. La presenza italiana è alquanto scarsa in questa parte del Venezuela: all’ultimo censimento erano censiti solo 16 italiani. Oggi gli abitanti sono saliti a circa 45.000 abitanti, ma rimane pur sempre una piccola provincia. Hugo Chávez ha citato il nome di questa provincia in relazione al lancio di questa nuova Missione Alma Mater, che ha per obiettivo il miglioramento della qualità dell’educazione universitaria e la possibilità per tutti i venezuelani (e non solo) di accedere concretamente all’educazione universitaria. Infatti, questa missione prevede la costruzione di 58 nuove università in ogni parte del paese, anche in quelle zone scarsamente popolate e praticamente sconosciute, qual’è il caso di Cocorote. Estado Yaracuy  | Municipios Estado Yaracuy: (1) Municipio Arístides Bastidas; (2) Municipio bolívar; (3) Municipio Bruzual; (4) Municipio Cocorote; (5) Municipio Independencia; (6) Municipio José Antonio Páez; (7) Municipio La Trinidad; (8) Municipio Manuel Monge; (9) Municipio Nirgua; (10) Municipio Peña; (11) Municipio San Felipe; (12) Municipio Sucre; (13) Municipio Urachiche; (14) Municipio Veroes |
3 – Le missioni in Venezuela Ricordiamo che le missioni sono nate come strumento per interventi straordinari, per affronte e risolvere problemi sociali urgenti, che se avessero seguito le normali procedure burocratiche, nell’ambito delle azioni dei rispettivi ministeri competenti, avrebbero necessitato di molto tempo e sicuramente non avrebbe raggiunto l’obiettivo. Con la riforma costituionale in discussione, se approvata, le missioni assumeranno rango costituzionale e da interventi straordinari e momentanei diventeranno strumenti permanenti dello stato, sia pure inquadrati nei rispettivi settori dell’amministrazione pubblica (ministeri). In sostanza assumendo il rango costituzionale, se cambia il Governo questi strumenti sociali non potranno essere smantellati, a meno che non si modifichi la costituzione. Tra le missioni più famose, ricordiamo: - nel campo della sanità, Barrio Adentro nata per garantire l’accesso alla sanità a tutti i venezuelani, indipendentemente dal proprio ceto sociale; tra l’altro, grazie a questa missione tutte le famiglie hanno la possibilità di accedere ad un medico di base, l’equivalente del nostro medico di famiglia; la Mission Milagro, che ha permesso alle persone più umili di poter essere operate alla vista; anteriormente erano moltissimi i venezuelani che non venivano operati per esempio di semplice cataratta, per mancaznza di possibilità economiche ed erano quindi condannate alla cecità; tale missione, come molte altre, è aperta non solo ai cittadini venezuelani, ma anche ai cittadini poveri di altri paesi latinomericani ed e´del tutto gratuita; - nel campo dell’educazione: la Mision Robisnon, con cui è stato affrontato e sradicato l’analfabetismo; la Mision Ribas e la Mision Sucre sono nate per permettere l’accesso alla scuola superiore ed all’università, a tutti gli studenti che in passato erano esclusi dall’acceso agli studi superiori; - per affrontare il problema della povertà e la sottoalimentazione furono create le case di alimentazione e soprattutto la Mision Mercal, per la distribuzione di beni alimentari di prima necessità a prezzi controllati. Per un quadro completo delle missioni, vedasi la sezione dedicata a questo argomento. 4 - Mision Alma Mater Alma Mater ha dunque per obiettivo l’accesso all’università per tutti i venezuelani, senza doversi muovere dalla propria zona di residenza. È prevista la costruzione di 58 nuovi istituti universitari in 5 anni, da qui al 2012. Anche questa missione prevede la solidarietà internazionale: tra i 58 nuovi istituti universitari c’è l’Università del Sud, cui potranno accedere i giovani di altri paesi dell’America Latina, per esempio del Perù o del Messico, dove i locali governi liberali non hanno piani di sviluppo dell’educazione universitaria per tutti. Ogni università sarà dotata di tutti i servizi indispensabili, comprese mense, residenze universitarie e struttore sportivo-ricreative. Emblematico di questa missione è l’enorme spazio dell’ippodromo di Caracas: 60 ettari adibiti solamente alle corse dei cavalli e che adesso saranno utilizzati per costruire una grande struttura universitaria nella periferia di Caracas, in una zona in forte sviluppo, servita dal metro e dalla nuovissima stazione ferroviaria centrale. Accanto a questi 58 nuovi istituti universitari, la missione prevede lo sviluppo ed il miglioramento delle aldee universitarie, che già oggi ascendono a 1.435 in ogni parte del paese. Le aldee universitarie di fatto sono dei corsi universitari istituiti senza costruire università, ma utilizzando strutture esistenti, come scuole e licei, dove i corsi saranno svolti in orari serali e comunque senza compromettere la normale attività scolastica. La missione Alma Mater non si limita alla costruzione di nuove univesrità, ma rappresenta un approccio completamente diverso verso l’accesso all’educazione universitaria. Ogni Venezuelano che si diploma avrà un posto garantito all’università. Ed è prevista anche la totale eliminazione delle prove d’ingresso, degli esami d’accesso e di tutti gli inutili sbarramenti, che trovano giustificazione solamente nella necessità di assicurare l’ingresso ai privilegiati quando l’accesso all’università è limitato e non è garantito a tutti. Quando i posti sono limitati è necessario selezionare ed introdurre esami d’accesso, che hanno sostanzialemnte non la finalità di selezionare i migliori (come si affannano a giustificare i paladini delle politiche neo-liberali), ma garantire l’accesso ai privilegiati. Grazie a questa missione, l’educazione superiore ed universitaria non è più vista come uno strumento per il raggiungimento di uno status sociale, per ascendere nella scala sociale. L’individuo deve potersi superare, crescere individualmente per poter far crescere la collettività. In sostanza la crescita dell’individuo rappresenta la crescita di tutta la collettività, ossia la sua crescita apporta benefici a tutti, a tutta l’umanità. 5 – La Concentrazione della popolazione ed accenni alla geografia umana Con questo strumento, l’educazione universitaria di qualità e gratuita arriverà concretamente in ogni rincone del paese, a tutta la popolazione venezuelana, anche a quella che vive nelle zone più sperdute e spopolate dell’immenso terriorio venezuelano, grande tre volte l’italia, ma con una popolazione che è meno della metà e soprattutto fortemente concentrata (Tabella 1). Uno dei grandi problemi del Venezuela è proprio la forte concentrazione e lo spopolamento della maggior parte del territorio. Facendo un confronto con l’Italia, scopriamo che la popolazione concentrata nelle 13 principali città è il 15,97% in Italia ed il 37,30% in Venezuela. I dati riguardano i rispettivi censimenti del 2001 e sicuramente il fenomeno si è accentuato in Venezuela in questi ultimi anni. In una economia capitalistica, i servizi (dagli ospedali, alle università, alle scuole superiori, alle biblioteche, ai grandi uffici pubblici, ecc.) sono fortemente concentrati nelle zone ad alta densità; con la scusa che non sarebbe redditizio investire in zone scarsamente popolate, di fatto si discrimina questa parte di popolazione, la quale di fronte alla mancanza di opportunità e la necessità di accedere a deterimanti servizi, reagisce spostandosi anch’essa verso i grandi centri urbani, aggravando la situazione delle grandi città del mondo che stanno letteralmente scoppiando. La nuova geografia umana proposta da Chávez mira a degongestionare le città, costruendo città a muisura d’uomo (abbiamo già anticipato che approfondiremo il tema). La politica di Chávez sta pensando ad assicurare i servizi essenziali direttamente in loco, senza importare se la zona è sacarsamente abitata. Per evitare che i giovani di Cocorote, che ho adottato come simbolo del riscatto dei piccoli centri, abbandonino la propria residenza, ad esempio per poter studiare, ecco che lo stato interviene a costruire in loco una moderna università. Ovviamente i frutti di questa politica non sono visibili nel breve periodo, ma sortiranno effetti nel medio e lungo termine. Tabella 1 – Concentrazione della popolazione nelle principali 13 città d’Italia e del Venezuela. Dati dei rispettivi censimenti del 2001. Italia | Venezuela | Città | Popolazione Censimneto 2001 | Città | Popolazione Censimneto 2001 | Roma | 2.546.804 | Caracas | 2.762.759 | Milano | 1.256.211 | Maracaibo | 1.219.927 | Napoli | 1.004.500 | Barquisimeto | 895.989 | Torino | 865.263 | Valencia | 742.145 | Palermo | 686.722 | Ciudad Guayana | 646.541 | Genova | 610.307 | Maturìn | 404.649 | Bologna | 371.217 | Maracay | 396.125 | Firenze | 356.118 | Barcelona | 359.984 | Bari | 316.532 | Cumana | 304.823 | Catania | 313.110 | Ciudad Bolivar | 292.833 | Venezia | 271.073 | Puerto la Cruz | 206.957 | Verona | 253.208 | Guarenas | 188.135 | Messina | 252.026 | Los Teques | 178.702 | 13 Grandi Città | 9.103.091 | 13 Grandi Città | 8.599.569 | Totale Italia | 56.995.744 | Totale Venezuela | 23.054.210 | % pop. 13 su Totale | 15,97% | % pop. 13 su Totale | 37,30% |
Fonte: Istat Italia - INE Venezuela È importante precisare che al progetto di aldee universitarie non sono interessate solo piccole e sperdute città, ma anche grandi città, come Caracas, dove le aldee sono già attive e dislocate sul terriorio, al fine di decongestionare le università esistenti e trovare spazio per i nuovi iscritti. Viene introdotto, dunque un concetto completamente nuovo. Fino all’avvento del governo Chávez, le università esistenti in Venezuela erano pochissime e concentrate nelle grandi città, con pochissimi posti a disposizione, rispetto alla popolazione e di fatto riservate solamente alle classi alte. Con l’avvento di Chávez viene introdotto il principio dell’accesso all’educazione superiore ed universitaria per tutti e gratuita, attrraverso le varie missioni e la costruzione dell’università bolivariana. Con questa nuova missione si fa un notevole passo avanti per il concreto accesso all’eduzacione superiore: l’università arriva in ogni rincone del paese, cercando di rispondere anche ai bisogni formativi del terriorio; nelle varie zone e regioni vengono istituite non solo università generalistiche (legge, economia, ingegneria, medicina ...), ma specifiche: se la zona è interessata dall’attività petrolifera o dall’attivtà agricola, o dal tursimo, vengono creati corsi legati a queste attività. È così che un cittadino della piccola provincia di Corocote, che mai prima di Chávez avrebbe sognato di poter accedere all’educazione universitaria, oggi non solo ha tale possibilità, ma non dovrà neppure spostarsi per frequentare i corsi, perchè l’unviesrita sarà costruita sotto casa! 6 – Spesa pubblica per l’eduacazione in Venezuela Investire in educazione e particolarmente in educazione superiore rappresenta la base per assicurare lo sviluppo di un paese. Il Venezuela è uno stato ricco di risorse; lo è sempre stato, però i proventi derivanti da queste ricchezze, finendo nelle mani di poche famiglie oligarchiche, non erano destinati ad investimenti produttivi e moltiplicatori qual’è l’investimento in educazione, per cui il Venezuela paese ricco si è trovato nel recente passato (Caracazo, 27/02/1989) a fare i conti con una popolazione che letteralmente moriva di fame e che come ultima spiaggia per sopravvivere non ha avuto altra scelta che l’assalto al forno, di manzoniana memoriana o per dirla con termini non graditi al libersimo, ha dovuto far ricorso all’esproprio proletario, ossia per poter mangiare non ha avuto altra scelta che assaltare i negozi, saccheggiare quel poco che c’era da saccheggiare e molti sono morti sotto i colpi della repressione del ministro della Difesa o degli Inetrni di turno. Migliai furono i morti del caracazo, forse diecimila. Dall’avvento di Chávez, i proventi delle risorse, in primis quelle petrolifere, sono state investiti in educazione, salute, alimentazione, sviluppo dell’agricoltura e della produzione in generale. Qualcuno semplicisticamente attribuisce la bonanza economica del Venezuela al petrolio ed ai prezzi alti di questo prodotto, per cui vaticina che allo scendere i prezzi il Venezuela avrà enormi problemi. Niente di più falso e sbagliato: - prima di tutto perchè i prezzi petroliferi difficilmente potranno scendere; ormai l’umanità deve abiturasi a costi del petrolio che non potranno più scendere sotto i trenta dollari e meno che meno alla vergognosa cifra di 7 dollari, quanto costava il petrolio venezuelano nel momento delll’insediamento di Chávez, nel 1999; anzi è molto probabibile che ai ritmi della domanda esistente, presto il petrolio arriverà ai 100 dollari; oggi siamo ad oltre 80 dollari;
- in secondo luogo il governo sta investendo massicciamente proprio in educazione ed attività destinate allo sviluppo endogeno, sostenibile e compatibile con l’ambiente e basato sui prodotti legati al terriotorio. Prima di Chávez, la spesa pubblica per l’educazione rappresentava circa il 3% del PIL; con Chávez tale investimento è sempre stato superiore al 4%, per assestarsi ad oltre il 5% nel 2006 (Tabella 2). Per il 2007 dovrebbe crescere ancora, arrivando al 7%. Infatti, se prendiamo in considerazione il bilancio preventivo dello Stato (Tabella 3), la spesa pubblica relativa al ministero dell’Educazione e Sport, assieme a quella del Ministero dell’Educazione Superiore è del 24%. Praticamente in Venezuela quasi un quarto della spesa pubblica è investita in educazione.
Tabella 2 – Venezuela: spesa pubblica in Educazione (% sul PIL). Anni 1996 - 2006. Anno | Governo | % spesa per educazione su PIL | 1996 | Altri | 2,2 | 1997 | 3,6 | 1998 | 3,4 | 1999 | Governo Chávez | 4,1 | 2000 | 4,5 | 2001 | 4,8 | 2002 | 4,8 | 2003 | 4,6 | 2004 | 4,9 | 2005 | 4,1 | 2006 | 5,1 |
Fonte: SISOV Tabella 3 – Venezuela: Bilancio Preventivo 2007 (Presupuesto 2007) N | Sector | Bolívares | % | Dólares | 1 | Ministerio del Interior y Justicia | 25.301.157.375.413 | 21,97% | 11.767.980.175 | 2 | Ministerio de Educacion y Deportes | 18.593.636.935.168 | 16,14% | 8.648.203.226 | 3 | Ministerio de Finanzas | 17.472.678.008.588 | 15,17% | 8.126.826.981 | 4 | Ministerio de Educacion Superior | 9.042.393.473.041 | 7,85% | 4.205.764.406 | 5 | Ministerio del Trabajo y Seguridad Social | 8.799.093.500.000 | 7,64% | 4.092.601.628 | 6 | Ministerio de Salud | 6.024.321.650.106 | 5,23% | 2.802.010.070 | 7 | Ministerio de Defensa | 5.517.715.527.112 | 4,79% | 2.566.379.315 | 8 | Ministerio de Planificacion y Desarrollo | 4.557.742.705.338 | 3,96% | 2.119.880.328 | 9 | Ministerio de Infraestructura | 3.282.656.528.316 | 2,85% | 1.526.816.990 | 10 | Tribunal Supremo de Justicia | 2.744.553.575.414 | 2,38% | 1.276.536.547 | 11 | Ministerio para la Vivienda y el hábitat | 1.660.632.200.000 | 1,44% | 772.387.070 | 12 | Ministerio de Agriculturas y Tierras | 1.109.516.729.050 | 0,96% | 516.054.293 | 13 | Rectificaciones al presupuesto | 1.065.420.837.707 | 0,93% | 495.544.576 | 14 | Ministerio de Participación y desarrollo social | 1.051.661.360.000 | 0,91% | 489.144.819 | 15 | Ministerio de Alimentación | 1.046.879.100.000 | 0,91% | 486.920.512 | 16 | Ministerio del Ambiente | 882.221.441.324 | 0,77% | 410.335.554 | 17 | Ministerio de Ciencia y tecnología | 842.059.680.020 | 0,73% | 391.655.665 | 18 | Consejo del Poder Electoral | 776.415.100.000 | 0,67% | 361.123.302 | 19 | Ministerio para la Economía Popular | 736.144.759.231 | 0,64% | 342.392.911 | 20 | Ministerio Publico | 710.722.291.850 | 0,62% | 330.568.508 | 21 | Ministerio de la Cultura | 627.208.075.000 | 0,54% | 291.724.686 | 22 | Ministerio de Industrias básicas y minería | 626.806.900.000 | 0,54% | 291.538.093 | 23 | Ministerio de Relaciones Exteriores | 541.510.500.000 | 0,47% | 251.865.349 | 24 | Ministerio de Energia y Petróleo | 531.652.200.000 | 0,46% | 247.280.093 | 25 | Asamblea nacional | 359.507.000.000 | 0,31% | 167.212.558 | 26 | Ministerio del Despacho de la Precidencia | 324.906.300.000 | 0,28% | 151.119.209 | 27 | Ministerio de Comunicación e Información | 311.477.800.000 | 0,27% | 144.873.395 | 28 | Ministerio de Industrias Ligeras y Comercio | 167.636.700.000 | 0,15% | 77.970.558 | 29 | Contraloría General de la República | 135.294.100.000 | 0,12% | 62.927.488 | 30 | Vicepresidencia de la Republica | 115.248.000.000 | 0,10% | 53.603.721 | 31 | Ministerio de Turismo | 101.319.000.000 | 0,09% | 47.125.116 | 32 | Procuraduria General de la Republica | 53.601.100.000 | 0,05% | 24.930.744 | 33 | Defensoria del Pueblo | 40.647.400.001 | 0,04% | 18.905.767 | 34 | Superintendencia Nacional de Auditoria Interna | 20.643.400.000 | 0,02% | 9.601.581 | 35 | Consejo Moral Republicano | 3.015.600.000 | 0,00% | 1.402.605 | Total | 115.178.096.852.679 | 100,00% | 53.571.207.838 | - Gasto Total Educación
- (Min. Educación y Min. Educación Superior)
| 27.636.030.408.209 | 23,99% | 12.853.967.632 |
Fonte: Elaborazione dati di fonte ONAPRE L’educazione è alla base dello sviluppo, per cui investendo in tale settore si sta lavorando per il futuro del paese. Chávez ripete spesso che il “Venezuela sarà, un giorno, una piccola potenza” e con questi numeri ci sono tutte le premesse. Non è ovviamente un caso che anche l’indice che misura lo sviluppo umano (che prende in considerazione numerosi parametri, economici, sanitari, educativi ...) per la popolazione venezuelana è in crescita. Le politiche economiche del governo Chávez hanno portato tale indice dallo 0,6917 del 1998 a 0,8144 del 2005 e tutto lascia presupporre che in questi ultimi due anni continuerà a crescere.
Fonte: SISOV 7 – Breve analisi della situazione italiana In Venezuela si stanno adottando politiche completamente differenti da quelle degli stati liberali. Pensansdo all’Italia, sembrano ormai lontani i tempi in cui l’accesso all’Università era assolutamente garantita a tutti, secondo i dettami della Costituzione, a partire dalla possibilità di iscriversi liberamente a qualsiasi facoltà, senza esami di accesso e sbarramenti inutili. Anche quest’anno abbiamo assistito ad ogni forma di scandalo, fino ad arrivare ad università che hanno dovuto annullare e ripetere le prove attitudinali per l’accesso; il livello morale della società italiana è seriamente compromesso; la corruzione galoppa e l’operazione “mani pulite”, ormai lontanissima anche nel tempo, è stata solo un fuoco di paglia. La storia ci ha insegnato che il degrado morale è compagno fedele del declino economico. Il destino dell’Italia, assieme a quello dell’occidente tutto, sembra segnato. Con politiche e politici che fanno finta che tutto scorra come sempre, che si azzuffano per un misero “tesoretto”, il paese sembra avviarsi verso un futuro negativo. Povera, patria! Povera, Italia! La cosa peggiore è che ancora pensano che manipolando qualche dato possono mettere a posto le cose! L’ISTAT, ad esempio, continua a fornire dati sulla popolazione italiana a breve e medio termine fortemente discordanti da quelli previsti da istituti internazionali, primo fra tutti lo U.S. Census Bureau. Oggi l’Italia ha circa 59 milioni di abitanti e secondo l’Istat scenderanno a 55 milioni nel 2050. Dagli USA diffondono dati per l’Italia pìù pessimistici: nel 2050 gli italiani saranno al limite dei 50 milioni (Tabella 4) con tutto il significato negativo che ne consegue. Come mai i dati dell’Istat sono cosi differenti? Sembra che qualcuno in Italia abbia interesse a diffondere dati meno allarmistici. Il fenomeno del calo delle nascite e quindi del calo della popolazione riguarda in genere tutto l’occidente, però mentre vediamo che la popolazione italiana letteralmente crolla, in altri stati, che attualmente sono più o meno allo stesso livello popolazionale dell’Italia, nelle previsioni del U.S. Census Bureau per il 2050 non solo non diminuisce ma cresce, sia pure leggermemte. E’ il caso della Francia che dai circa 63 milioni di oggi passerà a 69 milioni, o della Gran Bretagna che passserà da 60 a 63 milioni. I politci italiani non si sono accorti neppure che adesso l’Italia ha solo 2 città con oltre un milione di abitanti; pochi anni fa erano 4! (tabella 5). Ovviamente il calo non è il frutto di politiche tese ad evitare la concentrazione nelle grandi città, ma il frutto di una caduta delle nascite. Il numero complessivo dela popolazione è sostenuto solamente grazie all’emigrazione. I politici fanno finta di niente. Magari fanno finta di preoccuparsi solo delle pensioni, la cui spesa è troppo alta, dicono. Ma è veramente così alta rispetto agli altri paesi europei? Stando al Libro verde sulla spesa pubblica presentato dal Ministero del’Economia e delle Finanze il 6 settembre 2007, alla Tabella 1.2 [La spesa pubblica per funzioni principali nel 2004 (in % del PIL), pag. 24], troviamo la comparazione con gli altri paesi europei. Effettivamente se guardiamo il dato riferito alle pensioni, in Italia è più alto. Tale spesa, però deve essere analizzata non isolatamente, ma nell’ambito della spesa sociale. Si scopre, così, che la spesa sociale in Italia è più bassa rispetto agli altri paesi europei: per l’Italia la spesa sociale, nell’anno considerato era 26,3 conto il 32,6 della Francia, il 29,9 della Germania ed il 27,9 dei paesi dell’aerea Euro. Superfluo ogni commento. Tabella 4 – Popolazione italiana fino al 2050, secondo fonti Census Usa e Istat Italia Anno | Fonte Census USA | Fonte ISTAT Italia | 2020 | 57.028.224 | 59.050.757 | 2030 | 55.359.830 | 58.344.002 | 2040 | 53.231.891 | 57.375.107 | 2050 | 50.389.841 | 55.936.137 |
Fonte: elaborazione dati di Fonti U.S. Census Bureau e Istat Italia Tabella 5 – Popolazione nelle principali città italiane. Confronto 1990 - 2006 Grandi comuni | Popolazione residente al 31.12.1990 | Popolazione residente al 31.12.2006 | Dif. Assoluta | Dif % | Roma | 2.800.883 | 2.705.603 | -95.280 | -3,4% | Milano | 1.419.403 | 1.303.437 | -115.966 | -8,2% | Napoli | 1.110.045 | 975.139 | -134.906 | -12,2% | Torino | 1.020.114 | 900.569 | -119.545 | -11,7% | Palermo | 710.168 | 666.552 | -43.616 | -6,1% | Genova | 696.289 | 615.686 | -80.603 | -11,6% | Bologna | 415.702 | 373.026 | -42.676 | -10,3% | Firenze | 412.793 | 365.966 | -46.827 | -11,3% | Bari | 347.383 | 325.052 | -22.331 | -6,4% | Catania | 345.526 | 301.564 | -43.962 | -12,7% | Venezia | 316.716 | 268.934 | -47.782 | -15,1% | Verona | 259.075 | 260.718 | 1.643 | 0,6% | Totale | 9.854.097 | 9.062.246 | -791.851 | -8,0% |
Fonte: elaborazione dati di fonte Istat Da un paio di decenni a questa parte, l’Italia è interessata a fenomini di disaffezione alla politica. I grandi cambiamenti avventuti a livello internazionale (leggasi crollo del muro di Berlino e fine della guerra fredda) hanno avuto grande influenza nella vita politica italiana, determinando la scomparsa di vecchi partiti e la creazione di nuovi. La politica completamente legata ai principi del neo-liberismo, ha disatteso i bisogni del popolo e non poteva essere altrimenti. Fino a quando la politica si baserà unicamente sul massimo profitto, per la maggior parte della popolazione non ci saranno che sacrifici e peggioramenti nella qualità della vita. Questo peggioramento è poco avvertito dagli insensibili partiti che si alternano al potere da 15 anni a questa parte. Centro-destra e centro-sinistra in realtà adottano le stesse politiche liberiste, anche se poi le decisioni più impopolari, da sempre, vengono fatte prendere sostanzialemnte al centro-sinistra, i cui partiti controllando o meglio manipolando le grandi masse, frenano possibili reazioni spropositate. Vedasi base Nato di Vicenza, o i sacrifici per l’ingresso in “Europa” del primo governo Prodi, o la soppressione della scala mobile ad opera del governo del socialista Craxi. Il popolo italiano sta arrivando ad un punto che non può obiettivamente sopportare la situazione e sicuramente siamo alla viglia di grandi tensioni. Per il momento il popolo sta reagendo allontanandosi dai partiti tradizionali, appoggiando il personaggio emergente di turno (Mariotto Segni, Antonio Di Pietro, o Beppe Grillo, oggi). C’è il pericolo che di fronte ad esplosioni popolari più evidenti, l’Italia possa avviarsi verso un “regime forte”, dopo oltre sessant’anni di falsa democrazia. Certo risulta difficile immaginare un regime più forte di quello attualmente in carica, portato avanti dal funzionario del Banco Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, l’attuale Ministro Padoa Schioppa! La democrazia rappresentativa è ovviamente una falsa democrazia ed è cosa ben differente dalla democrazia partecipativa. Avremo modo di approfondire i temi toccati. Caracas, 02/10/2007 * Attilio Folliero è un italiano residente a Caracas, politólogo ed amministratore del sito web de La Patria Grande |