Caracas, 06/10/2008
Ho vissuto oltre dieci anni a Roma, prima per motivi di studio, poi per lavoro. In quegli anni ho avuto la possibilità di visitare le Istituzioni italiane: Camera dei Deputati, Senato della Repubblica e Presidenza della Repubblica. Qualche volta queste istituzioni aprono le loro porte al pubblico e permettono una approfondita visita.
Però, al di la di queste visite programmate ed indipendentemente dalla possibilità di assistere (sulla carta tutte le volte che si vuole) alle sedute parlamentari, è estremamente difficile poter entrare nei palazzi della politica italiana.
Ricordo che per esigenze di tesi avevo bisogno di consultare dei libri presso la Biblioteca Nazionale del Senato. Per poter entrare a questa biblioteca, materialmente all’interno del Senato, fu necessario presentare richiesta scritta e motivata, accompagnata da relativa documentazione firmata dal professore della tesi. Solo dopo accurate indagini di polizia, fu possibile ottenere l’autorizzazione per entrare al Senato, ovviamente limitata nel tempo, se ben ricordo (sto parlando di tempi ormai lontani, risalenti a quasi due decenni fa!) a tre o massimo sei mesi. Ossia, in Italia è difficile poter entrare anche ad una istituzione (la biblioteca) annessa ad un palazzo della politica. Quanti romani sono entrati nei palazzi della politica? Mi riferisco ai romani, in quanto sarebbero agevolati dal fatto di essere in loco. Non credo siano in molti a poter vantare di essere entrati.
Parlare con un deputato in Italia è possibile, ovviamente. Basta recarsi presso il gruppo parlamentare alla Camera o al Senato! Però, se non hai il dovuto appuntamento regolarmente approvato, protocollato e conosciuto fino all’ultimo degli uscieri e degli agenti di polizia presenti all’ingresso, non entri!
Insomma, per farla in breve in Italia non è facile entrare nei palazzi della politica, incontrare un politico importante, un ministro. Meno che meno “rischi” di incontrarlo per strada, come un comune cittadino. Per lo meno questa la mia esperienza.
Al contrario, qua in Venezuela c’è molta più informalità; i rapporti interpersonali sono molto meno complicati e decisamente più umani. E questo a qualsiasi livello. Tante volte, in questi pochi anni di vita venezuelana, mi è capitato di incontrare per strada, come un comune cittadino, un politico, un sindaco, un deputato, un ministro, un grande imprenditore!
Mentre il Parlamento italiano è un mondo a parte, provvisto di tutti i servizi, compresi non so quanti ristoranti; nel parlamento venezuelano non c’è un solo ristorante e dato che anche i parlamentari mangiano è facilissimo ritrovarsi a condividere con un deputato, un tavolo del ristorante self service di fronte al Parlamento! Qua in Venezuela è facile poter mangiare con qualche deputato, nel senso letterale del termine!
Immaginate un deputato italiano andare al self service di Via del Corso, di fronte alla Camera e fare la fila col vassoio in mano? Ho mangiato tante volte in quel sel service, ma di deputati neppure l’ombra. Qua in Venezuela, poche volte ho mangiato al self service di fronte al parlamento e più di una volta mi sono ritrovato a condividere il tavolo con questo o quel deputato.
Una volta, a Caracas, stavo andando ad una manifestazione con la bandiera italiana dei cobas. Stavo uscendo dalla metropolitana ed un signore, che ugualemente usciva dalla metropolitana, si avvicnò e mi chiese cosa rappresentasse la bandiera che avevo in mano. Quel signore, mi fecero poi notare dei miei compagni, era un ministro ed andava alla manifestazione come un cittadino comune, senza scorta ed utilizzando i normali mezzi di trasporto pubblico (la metropilitana)! Immaginare un ministro italiano, in giro per Roma senza la macchina blu e senza la scorta, come un normale cittadino mi sembra abbastanza difficile.
Una volta, il giovane Rutelli, la prima volta che fu nominato Ministro (e rimase in carica poche ore), si presentò al giuramento in bicicletta. Per mesi si parlò di quel gesto.
I politici in italia vivono su un altro pianeta, soprattutto quelli importanti e di professione. Ed è lo stesso per tutte le persone, qualunque sia la loro categoria di appartenenza, che raggiungono un minimo di importanza.
In Italia i rapporti tra le persone di classi diverse non sono mai informali. Qua in Venezuela c’è indubbiamente più umanità nei rapporti tra le persone. Pur appartendendo a classi e status differenti, che ovviamente esistono, non c’è mai una grossa barriera, almeno fino ad un certo punto.
I politici non si sottraggono a questa regola. Prima di tutto, l’organizzazione della vita politica in questo paese è totalmente differente. I politici sono al servizio della comunità ed in tale veste sono sempre facilmente accessibili al pubblico. Qualsiasi politico, qualunque sia la tendenza politica, può essere facilmente contattato: basta recarsi al Parlamento, presso la sede dei gruppi parlamentari (la ben nota "Esquina Pajarito") e senza appuntamento alcuno chiedere di vedere questo o quel politico, senza limitazione. L’unico problema è la larga fila; ogni giorno centinaia, anzi migliaia di persone vanno a trovare il loro parlamentare! Alla porta d’ingresso del Parlamento c’è un poliziotto che attraverso un metal detector, controlla l’ingresso delle persone; dopo di che allo sportello, presentando un documento (carta d’identità o passaporto) si ottiene un passe e si entra. Ovviamente ogni deputato ha uno o piu giorni dedicati a ricevere il pubblico; e se capiti nel giorno in cui non riceve puoi sempre lasciare un messaggio al segretario o tornare il giorno in cui riceve.
La vita in Venezuela è molto più semplice, senza tante complicazioni burocratiche. Non ci sono paranoie di attentati e controlli di polizia ad ogni angolo. In Italia, quando entrai nel parlamento, mi fecero visitare tutto (o quasi) ma, assieme al gruppo di vistatori, non ero mai lasciato di vista e non potevo andare liberamente dove volevo: c’era un percorso obbligato. Qua una volta entrato al parlamento puoi andare relativamente dove ti pare.
Sembra difficile da credere, ma è così. Una volta mi capitò di accompagnare una famosa giornalista italiana alla Televisione del Parlamento (ANTV), che si trova proprio all’interno del “palazzo”. Aveva dimenticato il passaporto in albergo ed è stata fatta entrare ugualmente al Parlamento, senza documenti, sulla base della sua parola!
Anche il vestire è molto informale. Qua non si da tanta importanza all’apparenza, a come uno si veste. Non c’è bisogno di vestirsi con giacca e cravatta per entrare al parlamento. In questo paese fa caldo tutto l’anno ed è veramente insopportabile andare in giro con giacca e cravatta. Ovviamente, quando si tratta di eventi importanti, si tende ad utilizzare la giacca e la cravatta, ma poi ci si libera alla prima occasione. Non c’è da meravigliarsi che ad un evento importante, quale può essere la firma per l’istituzione di una commissione binazionale, ci siano persone in camicia e non in giacca e cravatta. Non è una questione di status sociale o di apparteneza politica. E’ questione di caldo, da un lato e dall’altro perchè si da più importanza agli aspetti umani e sostanziali, al contrario di quanto avveiene in Italia, dove è più importante l’aspetto esteriore, l’apparire, l’immagine e quindi il vestire.