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Elezioni regionali in Venezuela: i socialisti vincono, ma pesano le sconfitte nel Distretto Metropolitano di Caracas e le regioni Miranda, Tachira, Carabobo, Zulia e Nuova Sparta

di Attilio Folliero

Caracas, 23/11/2008 - Ore 23.55. Ultimo aggiornamento 24/11/2008 - Ore 15:30

Anche lo Stato Tachira ed il Carabobo sono stati vinti dalle opposizioni. Nello stato Carabobo, la presidenta della Giunta elettorale regionale, Roraima Bermúdez, ha dichiarato che Enrique Salas Feo ha ottenuto la vittoria con 402.904 voti, ossia il 47,72% dei voti; Mario Silva, candidato socialista ha ottenuto il 44,29%, per un totale di 373.946 voti; Il terzo incomodo, l'ex chavista Luis Felipe Acosta Carlez con i suoi 55.445 voti (il 6.5%) ha determinato la sconfitta delle sinistre a favore del ritorno al governo del rappresentante dell'oligarchia.

Anche nello Stato Tachira ha vinto l'opposizione, dove Cesar Pérez Vivas ha ottenuto il 49,54%, mentre il socialista Leonardo Salcedo si è fermato a 48,04%.

In conclusione, l'opposiszione ha vinto in 5 stati, oltre ad aver conquistato il Distretto Metropolitano di Caracas e 4 dei 5 municipi che conformano la Gran Caracas. I socialisti hanno vinto in 17 stati, oltre che nel Comune di Caracas. Quattro anni fa i risultati erano stati migliori per il movimento di Chavez: solo due regioni erano state conquistate dall'opposizione; è pure vero che, nel trascorso della legislatura 5 dei governatori eletti tra le file del chavismo passarono all'opposizione. I risultati, stato per stato al finale dell'articolo.

Altro risultato che farà discutere, all'interno del partito socialista, è la perdita del Municipio Sucre, nello stato Miranda, dove il candidato Carlos Ocariz di Primero Justicia, partito di opposizione dell'estrema destra ha vinto su Jesse Chacón Escamillo, esponente di primo piano del partito socialista, essendo stato più volte ministro.

La rivoluzione bolivariana esce di fatto "sconfitta" dalle elezioni regionali, non tanto nei numeri, perchè in fondo vince nella stragrande maggioranza delle regioni, quanto da un punto di vista qualitativo. Perde nel distretto metropolitano di Caracas; perde nello stato Miranda e perde nuovamente nello stato Zulia, oltre che nello stato Nuova Sparta, dove la sconfitta era ampiamente prevista. Successivamente si è saputo anche della sconfitta nel Tachira e nello stato Carabobo, quest’ultima regione, assieme allo Zulia, la più industrializzata de paese, dove per conoscere i vincitori si è dovuto attendere quasi fino all'ultimo voto.

Emblematica di questa sconfitta è la perdita del governo della città metropolitana di Caracas, dove per la prima volta, da quando c’è Chávez le elezioni vengono vinte dall’aopposizione. Ricordiamo che Alfredo Peña, notorio esponente dell’opposizone ai tempi del golpe del 2002, prima dell’attuale “sindaco metropolitano” Juan Barreto Cipriani, era stato eletto tra le file del chavismo e solo in seguito passò all’opposizione.

Questa volta, però l’opposizione vince sonoramente, sconfiggendo tra l’altro quell'Aristobulo Isturitz che fu l’esponente del partito socialista più suffragato nell’elezioni dell'esecutivo del partito e nelle primarie.

Diventa o meglio ritorna ad occupare il ruolo di sindaco, e per la terza volta in vita sua, Antonio Ledezma, personaggio di spicco della Quarta Repubblica. Il governo di Ledezma si caratterizzò per la forte repressione verso la “buhoneria”, ossia i venditori ambulanti che proliferavano a Caracas, non essendoci alcuna alternativa di lavoro. La repressione fu durissima verso questa categoria di persone, i più poveri, i più emarginati della società; in una sua prima dichiarazione ha parlato di lotta alla delinquenza, sicuramente sta pensando anche alla repressione di questa categoria di persone.

Ovviamente nella sconfitta ha pesato la parte orientale della città di Caracas, che geograficamente risiede sotto la giurisdizione della regione Miranda, dove ha governato Diosdado Cabello. La sua è stata una gestione alquanto incolore. Cabello non è certo amato dal popolo chavista. Ricordiamo che il congresso costituente del Partito Socialista (PSUV), cui parteciparono migliaia di delegati da tutto il paese, aveva, tra l’altro, il compito di eleggere 60 membri, tra i quali successivamente i 5 milioni di iscritti al partito, mediante elezione diretta, avrebbe scelto i 15 membri della segreteria nazionale; ebbene il congresso non espresse il suo nome. Tale nome fu imposto dall’alto da Chávez che lo incluse nella lista degli elegibili alla segreteria. Nelle successive elezioni, benchè proposto dal leader, Diosdado Cabello veniva trombato e di fatto non è tra i 15 membri della segreteria nazionale del PSUV. Chávez lo ha imposto nuovamente nelle elezioni primarie e praticamente la sua elezione a candidato del partito per la regione Miranda fu scontata non essendoci in lista alcun candidato conosciuto.

Anche la scelta del candidato per la regione Nuova Sparta, in sostanza l’isola turistica di Margherita, è stata alquanto infelice, trattandosi di un personaggio un po' "chiaccierato".

Il Venezuela è un paese in un certo senso strano, dove nessun corrotto finisce in galera; dove c'è stato un colpo di stato che tutto il mondo ha visto, ma il Tribunale Supremo ha detto che qua non c'è stato golpe. Il governatore eletto nella regione Miranda, Henrique Capriles Radonski, in qualsiasi paese del mondo starebbe in galera per i fatti relativi al colpo di stato del 2002 ed in particolare per il suo ruolo di primo piano nell’assalto ad una ambasciata, quella di Cuba, fatto delittuoso ampiamente documentato dalle telecamere delle televisioni venezuelane e straniere.

La regione Zulia rappresenta un caso a se. Si tratta di una delle regioni più ricche del Venezuela e di tutta l’America Latina, per essere la regione petrolifera per eccellenza, ma dove la poverà è sempre stata abbondante. Durante la prima elezione regionale, sotto l’era Chavez, questa regione scelse il candidato “chavista”, quel Francisco Arias Cardenas, amico fraterno di Chavez, ma altrettanto squallido personaggio della vita politica venezuelana. La sua gestione nella regione Zulia fu così “chiacchierata” che nella coseguente elezione la vittoria dell’opposizione, per mano di Manuel Rosales, fu di fatto scontata. Questo personaggio dopo il passaggio all’opposizione è ritornato tra le file del chavismo; ma la sua famosissima e teatrale accusa contro il “dittatore” Hugo Chavez, l’11 aprile del 2002, è rimasta nella memoria del popolo chavista e mai gli verrà perdonata.

Oggi il chavismo, nello stato Zulia, presentava come candidato l’italo-venezuelano Giancarlo Di Martino, attuale sindaco di Maracaibo, ben visto da tutti e sicuramente ottima persona. ma che nulla ha potuto contro il “clienterismo” impiantato dal governatore uscente di questa regione, il quale non potendosi ripresentare per aver raggiunto il limite delle due legislature, ha candidato un suo uomo di fiducia. Se la magistratura facesse il regolare corso, Manuel Rosales, lasciato il palazzo presidenziale regionale dovrebbe finire diritto in galera per illecito arricchimento. Dei “delitti” di Manuel Rosales ha indagato anche il Parlamento nazionale, attraverso una apposita commisione parlamentare d'inchiesta. Però, si sa che il Venezuela non è un paese normale, dove chi ruba o assale un’amabasciata va a finire in galera e pertanto neppure Rosales finirà dietro le sbarre. Speriamo, per il bene della giustiazia, di essere smentiti.

L’altra importante regione industriale del Venezuela, il Carabobo, elettoralmente era in mano ad un “chavista”, l’ex generale Luis Acosta Carles, poi passato durante la legislatura all’opposizione. E' uno dei 5 governatori eletti tra le file del chavismo e passati nel corso della legislatura all'aopposizione. Nessuno di questi 5 "traditori", senza il partito di Chavez alle spalle, è stato rieletto.

In Carabobo, la lotta  per la conquista della presidenza della regione è stata all’ultimo voto, fra Mario Silva, brillante conduttore televisivo del famoso programma “ La hojilla”, ma sicuramente discutibile la scelta di candidarlo a governatore, ed Hernrique Sala Feo, esponente di spicco dell’oligarchia valenciana e venezuelana. Qui nella sconfitta ha pesato molto la dispersione dei voti su Luis Felipe Acosta Carles, il governatore uscente, che con i suoi circa 6% di voti, molti provenienti dalle file del chavismo ha di fatto permesso il ritorno dell'oligarchia in questa importante regione industriale.

La sconfitta in due delle principali regioni industriali del paese, Zulia e Carabobo, sta a significare la scarsa politicizzazione della classe opearia. Nella "sconfitta" del PSUV ha pesato anche lo sbaglio di Chavez e PSUV di non unirsi al Partito Comunista (PCV), il quale pur essendo stato fortemente avversato dallo stesso Chavez, il quale alla vigilia delle elezioni ebbe a fare una pesantissima dichiarazione contro il PCV: "vi cancelleremo dalla mappa politica del Venezuela", come se fosse il peggior partito di opposizione!

Il PCV, con molta responsabilità ha comunque fatto convergere i suoi voti sui candidati del PSUV, tranne in pochissimi casi dove ha presentato propri candidati che hanno ricevuto un numero di voti consideraevoli; su tutti Andres Velasquez, già ministro del Governo Chávez.

Anche nello Stato Tachira, la elezione si è decisa all'ultimo voto: erano in lizza il candidato socialista Leonardo Salcedo e Cesar Perez Vivas, esponente dell’opposizione, che alla fine è riuscito vincitore.

Dicevamo all’inizio che la sconfitta “chavista” è qualitativa, non certo numerica. Infatti numericamente non c’è confronto con l'opposizione. Il Partito Socialista, con oltre cinque milioni di voti è di gran lunga il primo partito e  conquista 17 regioni; all’opposizione solo 5, oltre Zulia e Nuova Sparta, già nelle sue mani, si aggiunge Miranda, Tachira, Carabobo ed il Distretto Metropolitano di Caracas, assimilabile ad una regione.

Non solo: la vittoria del chavismo, numericamente è schiacciante. Come ha dichiarato lo stesso Chavez, nell'intervento realizzato dopo la lettura dei risultati da parte della Presidente del Consiglio Elettorale Nazionale: "in 8 regione il candidato socialista ha vinto con un margine di vantaggio compreso fra il 10% ed il 20%; in 4 con un margine ricompreso fra il 20% ed il 30%; in 2 fra il 30% ed il 40%; in altre 2 fra il 50% ed il 60% ed in 1 con oltre il 60% di vantaggo sul secondo".

I numeri parlano chiaro: la vittoria dei socialisti è schiacciante. Inoltre non c’è stata l’astensione che caratterizza storicamente questo tipo di elezioni, che in passato è arrivata a superare anche il 70%; questa volta, invece oltre il 65% dei venezuelani è andato a votare. Ma l’aver perso il distretto metropolitano di Caracas, oltre a 4 Municipi dell'area di Caracas su 5, le regioni Miranda, Tachira e Carabobo e non essere riusciti a conquistare lo Zulia e lo stato Nuova Sparta, dove comunque ha conquistato la maggioranza dei municipi (e testimonia quindi, dell'infelice scelta del candidato proposto alla presidenza della regione) è sintomo che ci sono dei segnali di avviso verso Chavez e la sua rivoluzione bolivariana.

Già la sconfitta dello scorso anno nel referendum costituzionale aveva rappresentato un segnale d'avviso, che si rafforza adesso con questa ulteriore "sconfitta".

Ritornando a Caracas, il neo eletto sindaco metropolitano (che comprende in totale 5 municipi) con il 52% dei voti, non è personaggio amato dall’opposizone e la sua elezione non ha provocato gioie e festeggiamenti tra i suoi elettori; è stato votato, soprattuto nella parte orientale della città, la parte abitata dalla classe media e dall’oligarchia carachegna, solamente perchè avversario del candidato di Chávez. Tutti, socialisti ed opposizione ricordano bene le sue due precedenti esperienze di sindaco di Caracas o Governatore della estinta Regine Capitale, che accorpava l’attuale regione Vargas e Caracas; all'epoca non era stato eletto da nessuno, in quanto la sua carica era di nomina presidenziale. Tutti, comunque parlavano male della sua gestione, socialisti ed opposizione e nessuno avrebbe voluto averlo come sindaco, ma poi tra l'opposizione ha prevalso la “ragion di stato”, ossia l’essere il candidato anti-socialista e la classe media ha dovuto votarlo.

Anche il municipio Libertador, il municipio di Caracas vero e proprio, dove il socialista Jorge Rodriguez ha vinto, ma l’opposizione con il suo “giovane” rappresentante, l’eterno studente Stalin Gonzalez ha preso oltre il 40% ed è sicuramente una sorpresa. Anche questo è un segnale forte per i socialisti e per Chavez.

Di seguito, i dati regione per regione

Yaracuy
Julio César Heredia: 57,46%
Filipo José Lappi: 29,26%
Delta Amacuro
Lizeta Hernández: 55,54%
Pedro Rafael Santaella: 25,85%
Vargas
Jorge Luis García Carneiro: 61,56%
Roberto Smith: 32.18%
Apure
Jesús Alberto Aguilarte: 56,48%
Miriam Flor Verdugo: 26.54%
Aragua
Rafael Isea Romero: 58,56%
Henry Rosales: 40,17%
Barinas
Adán Coromoto Chávez Frías: 49,63%
Julio César Reyes: 44,58%
Bolívar
Francisco Rangel Gómez: 46,97%
Andrés Velásquez: 30,47%
Cojedes
Teodoro Bolívar Caballero: 51,53%
José Alberto Galíndez: 40,36%
Falcón
Estella Marina Lugo: 55,27%
Gregorio Graterol: 44,49%
Guárico
Willian Lara: 52,08%
Lenny Tamara Manuitt: 33,68%
Lara
Henri Falcón: 73,15%
Pedro Pablo Alcántara: 14,85%
Mérida
Marcos Díaz Orellana: 54,62%
William Daniel Dávila: 45,11%
Monagas
José Gregorio Briceño: 64,79%
Domingo José Urbina 15,41%
Portuguesa
Willmar Castro Soteldo: 57%
Jóbito Villegas: 27,28%
Trujillo
Hugo Cabezas: 59,47%
Enrique Agustín Catalán: 27%
Sucre
Enrique Maestre: 56,08%
Eduardo Morales Gil: 42,62%
Anzoátegui
Tarek William Saab: 55,06%
Gustavo Marcano: 40,50%
Municipio Libertador de Caracas
Jorge Rodríguez: 53,05%
Stalin González: 41,92%
Zulia
Pablo Pérez Álvarez: 53,59%
Gian Carlo Di Martino: 45,02%
Miranda
Henrique Capriles Radonski: 52,56%
Diosdado Cabello: 46,64%
Nueva Esparta
Morel Rodríguez: 57,64%
William Fariñas: 41,69%
Alcaldía Metropolitana de Caracas
Antonio Ledezma: 52,45%
Aristóbulo Isturiz: 44,92%
Carabobo
Hernrique Sala Feo: 47,72%
Mario Silva: 44,29%
Tachira
Leonardo Salcedo: 48,04%
Cesar Perez Vivas: 49,54%

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Attilio Folliero

Caracas, 23/11/2008 - Ore 23.55. Ultimo aggiornamento 24/11/2008 - Ore 15:30

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