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Venezuela: referendum per emendare 5 articoli della Costituzione

Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas, 10/01/2009

La data non è ancora stata stabilita, ma molto probabilmente il referendum per emendare 5 articoli della Costituzione venezuelana si svolgerà il prossimo 15 febbraio.

La Costituzione venezuelana prevede i meccanismi per effettuare modifiche costituzionali: quando il Parlamento modifica uno o più articoli della Costituzione, deve immediatamente comunicare il testo modificato al Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), che fissa la data per lo svolgimento del referendum popolore che ratificherà o rigetterà le modifiche introdotte. IL CNE ha l’obbligo di stabilire la data di questo referendum non oltre i 30 giorni dal ricevimento della comunicazione da parte del Parlamento. 

Il Parlamento venezuelano approverà le modifiche di 5 articoli della Costituzione molto probabilmente, il prossimo 13 gennaio e invierà la comunicazione al CNE entro il 16 gennaio. Coinsiderati i tempi stabiliti dalla Costituzione, il CNE fisserà il referendum approvatorio per il 15 febbraio. 

Attualmente la Costituzione prevede la immediata rielezione del Presendete della Repubblica (art. 230), dei presidenti delle regioni (Art. 160), dei consiglieri locali (art. 162), dei sindaci (art. 174) e dei deputati (art. 192) per una sola volta; ossia il Presidente della Repubblica e tutte le altre cariche elettive possono presentarsi per la rielezione una sola volta; nel caso abbiano svolto due mandati consecutivi, non possono inmediatamente presentarsi, se non l’elezione successiva. 

Con la modifica degli articoli suddetti verrano eliminate le limitazioni previste attualmente e pertanto qualsiasi cittadino, esattamente come previsto dalle costituzioni democratiche di tutti i paesi europei, potrà sempre presentarsi ad una elezione. 

La Costituzione venezuelana sarà anche in questo aspetto più simile alle costituzioni dei paesi europei. 

In Italia, ad esempio, dove non esiste una elezione diretta del presidente o del capo del governo, trattandosi di democrazia parlamentare rappresentativa, però i parlamentari che concedono la fiducia al capo del governo, possono presentarli alle elezioni tutte le volte che lo desiderano.

Ci sono casi di parlamentari (deputati e/o senatori) che sono stati eletti per decenni. Caso più clamoroso quello di Giulio Andreotti, sempre presente in Parlamento fin dalla Costituente (1946). In sostanza è stato eletto in tutte le elezioni svoltesi tra il 1946 ed il 1991. Per 45 anni ha avuto la possibilità di presentarsi alle elezioni parlamentari, risultando sempre eletto. C’è da aggiungere che nel 1991 è stato nominato senatore a vita e quindi non deve più presentarsi alle elezioni! In sostanza, Giulio Andreotti, da 63 anni, ininterrottamente siede in Parlamento! Difficile trovare nel mondo un monarca attaccato al potere più del nostro Andreotti. Oltre ad essere sempre stato parlamentare ha ricoperto per ben 8 volte la carica di Presidente del Governo ed innumerevoli volte semplice ministro! 

Ovviamente non è l’unico esempio: sono decine, centinaia i casi di parlamentari eletti ininterrottamente per decenni. La lista sarebbe cosí lunga che meglio non citare nessun altro.  

Gli attuali governanti italiani, che si definiscono “nuovi” in politica hanno già accumulato un paio di decenni al potere! Da Gianfranco Fini, in Parlamento da 26 anni (dal 1983), a Umberto Bossi, in Parlamento da 22 anni, a Berlusconi che poveretto è al potere solamente da 15 anni, dal 1994. Anche tra l’opposizone non mancano casi di “profondo attaccamento” al potere, come Massimo D’Alema, in Parlamento dal 1987 (22 anni) e Veltroni (anche lui parlamentare dal 1987, tranne i periodi in cui è stato sindaco di Roma) e l’ultimo degli arrivati, l’ex giudice di “Mani pulite”, Antonio Di Pietro ha già accumulato in Parlamento ben 12 anni di servizio, essendo stato eletto la prima volta nel 1997. 

Anche negli altri paesi europei non mancano casi di attaccamento pluridecennale al potere; per restare solamente nell’ambito della carica di capo del governo ricordiamo: Helmut Kohl in Germania, al potere per 16 anni (dal 1982 al 1998); Margaret Thatcher (12 anni) e Tony Blair (10 anni) in Inghilterra; Felipe González per 14 anni in Spagna; François Mitterrand al potere per 14 anni in Francia. 

La legislazione venezuelana, dunque si avvicina sempre più a quella europea. Se sia un bene o un male non tocca certo a noi dare il giudizio. 

C’è da dire però che nel mondo si sta parlando di questa riforma costituzionale venezuelana in modo inappropriato. Il problema ovviamente è Chávez e la possibilità che si possa “eternizzare” nel potere! I media internazionali parlano in modo inproprio di elezione indefinida. Niente di più falso! Questa riforma costituzionale non prevede alcuna elezione indefinida, ma semplicemente la possibilità per un cittadino di potersi candidare in un elezione, tutte le volte che lo desideri. Il fatto di potersi candidare non significa elezione automatica, ovviamente. 

E’ pur certo che, considerata l’enorme popolarità di cui gode Chávez in Venezuela, una sua candidatura si possa trasformare in una sua elezione. 

Questa riforma è nata da una iniziativa popolare, accompagnata da oltre 5 milioni di firme raccolte in pochissimi giorni. Trattandosi di riforma della Costituzione deve necessariamente passare per un referendum approvatorio. 

Dunque, è il popolo che sta chiedendo una modifica della Costituzione per permettere all’attuale presidente Hugo Chávez di potersi ricandidare. Perchè il popolo vuole modificare la Costituzione per permettere a Hugo Chávez di potersi candidare anche al termine di questo suo secondo mandato? Sulla base dell’attuale costituzione Hugo Chávez, dopo un periodo di interruzione, potrebbe nuovamente ripresentarsi dopo 6 anni. In questo frattempo, potrebbe essere eletto una persona di sua fiducia, che possa garantire il prosieguo del suo progetto politico. 

Il popolo venezuelano, però pensa che l’unica persona capace di garantire il prosieguo del progetto politico intrapreso da Chávez, ossia il socialismo, condiviso attualmente da quasi il 75% della popolazione – secondo quanto riportato da tutti i sondaggi, compresi quelli dei partiti di opposizione – sia lo stesso Chávez e pertanto vuole che continui a rimanere al potere. 

L’opposizione sa bene che questa è la realtà, che il popolo sta con Chávez e se passa la riforma – come sembra, secondo i principali sondaggi – una sua ulteriore candidatura si trasformerebbe in una sicura elezione. Di conseguenza la loro avversione al referendum è totale ed adducono argomenti che a nostro avviso sono improponibili, parlando addirittura di elezione indefinita e dittatura.  

Per l’opposizione venezuelana, la cui opinione è ripresa dai media internazionali, il problema non è la rielezione o la rielezione indefinida, ma Chávez. Se al posto di Chávez ci fosse stato l’Andreotti di turno, che serve gli interessi della classe dominante, della borghesia, non avrebbe sollevato alcun problema ed avrebbe tollerato la sua presenza al potere per 63 anni ed oltre. 

Dunque, per la classe dominante il problema è che con l’approvazione di questa riforma rischiano di ritrovarsi come candidato ed eletto tutte le volte che vuole (perchè il popolo lo eleggerà tutte le volte che lui si presenterà come candidato) una persona, Hugo Chávez, che non fa i loro interessi, anzi, tutta la sua politica, il suo progetto è incentrato contro gli interessi della classe dominante. 

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