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Iran: tra crescita economica e rivoluzione dei colori

Attilio Folliero/LPG, Caracas 23/06/2009 (1)

In questi giorni stiamo assistendo ad un nuovo tentativo di rivoluzione dei colori. Questa volta il paese è l’Iran ed il colore utilizzato è il verde. Il concetto di fondo da cui parte il tutto è il concetto variabile di democrazia, utilizzato ad uso e consumo delle potenze occidentali ed in particolare dagli USA. In sostanza se in un paese, qualunque esso sia, le elezioni sono vinte da un “amico”, l’elezione si è svolta democraticamente; se l’elezione è vinta da un “non amico” siamo di fronte ad un imbroglio.

In Iran il candidato “amico” era Hosein Musavi e pertanto in nome del concetto variabile di democrazia doveva vincere; se questo amico (e non importa se in passato è stato accusato di essere il responsabile di orribili crimini, di genocidio dai vari difensori dei diritti umani) non ha vinto è solo perchè c’è stato un imbroglio, un imbroglio di dimensioni colossali, visto che a lui vengono attribuiti solamente il 33% dei voti. L’amico essendo vittima di un colossale imbroglio è legittimato a qualsiasi atto, a chiamare a qualsiasi manifestazione, anche illegale e perfino è legittimato a chiamare alla violenza.

Nel 2003 Condoleezza Rice creó nel Dipartimento di Stato un "Gruppo per cambiare il regime in Iran". In questi anni i servizi segreti occidentali, con ovviamente in prima fila la CIA, hanno lavorato parecchio all’interno dell’Iran, ovviamente non per vincere una elezioni, obiettivo impossibile da raggiungere, ma semplicemente per formare un gruppo di fanatici sostenitori, che dietro uno stendardo di colore, in questo caso verde, sarebbero stati disposti a tutto, l’indomani di una elezione persa.

Per creare una rivoluzione dei colori non c’è bisogno di una folla immane, di milioni di persone. No! Bastano poche migliaia, a volte poche centinaia di persone, che messe davanti alle telecamere diventano una folla sterminata di oppositori al “regime” di turno. Del resto si incaricano i media occidentali, totalmente al servizio dei potenti, che ritrasmettendo in tutto il mondo le immagini di “grandi” manifestazioni contro questo o quel regime, preparano l’opinione pubblica mondiale, la quale così manipolata accetta qualunque soluzione, un colpo di stato da parte del perdente, ovviamente con l'appoggio degli USA, od anche l’invio di truppe per “abbattare” il regime di turno. Questo sta succedendo nella riedizione della rivoluzione dei colori in Iran.

In aggiunta, rispetto alle precedenti rivoluzioni di colore, in Iran si sono utilizzati i nuivi strumenti di social network, oggi disponibili a livello di massa: sms, twitter, facebook, email, blog, siti web e quant'altro disponibile. Già da alcuni mesi prima delle elezioni, attraverso questi strumenti si è diffusa la notizia che avrebbe vinto Hosein Musavi. Ma l'amico di truno non aveva nessuna possibilità di vincere.

Chi è l’amico di turno, Hosein Musavi?

Stavolta l’amico di turno è una persona accusata di assassinio e genocidio dai vari difensori dei diritti umani; si tratta di quel Hosein Musavi che fu Primo Ministro in Iran, tra il 1981 ed il 1989, periodo coincidente con la guerra contro l’Iraq.

La storia è veramente curiosa ed a volte riserva sorprese! Durante la guerra Iraq-Iran l’amico di turno degli USA era Saddam Hussein, uomo della CIA e posto al potere appunto dagli statunitensi, che nel 1968 favorirono il colpo di stato ai danni del presidente iracheno Abd al-Rahmān Āref, filo nasseriano; il golpe del 1968 portò al potere il partito Bath di Saddam Hussein. Il 16 luglio del 1979 Saddam Hussein, per volere della CIA, è promosso presidente della Repubblica, col compito preciso di contrastare la rivoluzione degli Ayatollah in Iran. Pochi mesi dopo la sua ascesa a presidente, nel settembre del 1980, da buon servo (della CIA), invade l’Iran, dando inizio ad una terribile guerra, durata praticamente dieci anni.

20/12/1983: stretta di mano tra Saddam Hussein e Donald Rumsfeld,
inviato speciale dell’allora presiente USA, Ronald Reagan (2)

L’Iran e la sua rivoluzione erano all’epoca tra i principali nemici degli USA. Durante quasi tutto il periodo della guerra Iraq-Iran, in Iran il potere era materialmente nelle mani di Hosein Musavi, Primo Ministro dal 31/10/1981 al 03/08/1989 e quindi di fatto tra i principali nemici degli USA e della CIA.

Hosein Musavi (estrema sinistra) quando era Primo Ministro (1981-1989), assieme agli Ayatollah

Dicevamo di come è curiosa la storia. Tutti sanno come è finito Saddam Hussein: il giorno in cui si ribella al padrone (la CIA), col pretesto che fosse in possesso di armi di distruzione di massa viene tolto di scena. Con tale scusa, infatti gli Usa montano una invasione militare contro l’Iraq e lo fanno fuori. Ovviamente delle armi di distruzione di massa neppure l’ombra.

Dall’altra parte, in Iran, i difensori dei diritti umani per anni parlano dei crimini commessi da Hosein Musavi mentre era al potere. Si tratta di espedienti ovviamente molto voluminosi, perchè i crimini di cui sono accusati Hosein Musavi e gli Ayatollah sono veramente tanti: arresto, torture, assasinio e sparizione di migliaia di avversari poltici; in sostanza è accusato di genocidio. E’ lui uno dei principali responsabili – dicono i difensori dei diritti umani – dei crimini commessi dal regime degli Ayatollah, essendo l’uomo materialmente a capo del governo.

Curiosa la storia, vero? Hosein Musavi, nemico degli USA un tempo, una volta lasciato il potere, magari dopo una riflessione durata qualche anno, accetta di passare al servizio della CIA, con la speranza evidentemente di poter tornare al potere. E’ evidente che questi furono i termini dell’accordo CIA-Musavi: in cambio dell’appoggio per tornare al potere, Musavi deve portare l’Iran nella sfera dell’occidente e degli USA.

Ovviamente da criminale accusato dei più orribili crimini contro l’umanità, viene trasformato in paladino della libertà. L’operazione di pulizia è cosa abbastanza semplice, affidando il compito alle TV ed ai media. Oggi, in occidente chi ricorda che Hosein Musavi è accusato di genocidio?

Per i crimini di cui è accusato il nuovo paladino delle libertà in Iran, consigliamo di leggere il rapporto di Amnesty International del 1990 “Iran: Violations of human rights 1987-1990" (3) Tali accuse vennero nuovamente riformulate nel 2007, in occasione del ventesimo anniversario degli avvenimenti (4).

Probabilmente è stato allora, nel 2007, che la CIA per convincerlo a lavorare per loro, forse di fronte ad un iniziale rifiuto o tentennamento ha fatto tirare fuori (dai difensori dei diritti umani) i suoi crimini. Quel secondo documento sui crimini in Iran, potrebbe essere, duqnue il frutto di un ricatto per convincere Hosein Musavi a lavorare per la CIA.

Musavi per essere il capo del Governo dell’epoca, è il responsabile dell’uccisione di migliaia di prigionieri politici. Durante il suo governo furono perseguitati i partiti di opposizione, sindacati e organizzazioni civili. Migliaia di oppositori furono incarcerati, torturati, ammazzti o fatti sparire. Ovviamenti tra i principali perseguitati dal regime degli Ayatollah ci furono i comunisti e gli atei; assieme a migliaia di simpatizzanti del Partito Comunista Iraniano Tudeh, furono incarcerati, torturati ed assassinati 53 membri del comitato centrale del partito, ossia i massimi dirigenti. Alcuni di questi comunisti avevano già passato molti anni della loro vita nelle carceri dello Scià, ma venenro definitivamente fatti “sparire” sotto il rgime di Hosein Musavi. Come dire: “quello che non era riuscito a fare il regime dello Scià, è invece stato portato a termine da Musavi”

In Iran, le forti repressioni sotto il governo di Hosein Musavi, costrinsero milioni di iraniani a scappare, a trovare rifugio all’estero. Quelle persone che oggi stanno manifestano in suo favore, in tutti i paesi occidentali, sono quegli stessi profunghi che negli anni ottanta furono costretti all’esilio e salvorono a stento la pelle. Sono gli stessi che raccoglievano le firme a Parigi, a Bruxelles, o a Roma contro il regime degli Ayatollah, che aveva la propria avanguardia in Hosein Musavi.

A Roma, per esempio, quei profughi, oppositori al regime degli Ayatollah ed a Mousavi raccoglievano le firme davanti alle uscite della metropolitana, alla stazione Termini, o alla Galleria Colonna; mostravano foto e gigantografie degli atroci delitti che commettevano i governanti di Teheran, tra cui il loro attuale paladino.

Peccato che oggi queste persone hanno dimenticato e, manipolati dai media occidentali, appoggiano la rivoluzione di colore, ossia appoggiano il loro carnefice, colui che è accusato di essere responsabile della morte di migliaia di loro connazionali, familiari ed amici.

Where is my vote?

Migliaia di persone stanno appoggiando il paladino della libertà, Hosein Musavi, sia in Iran, che all’estero. In Iran, appena diffusi i risultati, che ovviamente annunciavano la sconfitta di Musavi, sono scattate le manifestazioni di proteste, con il colore verde come fondo.

Quando uno manifesta scrive i cartelli di protesta nella propria lingua. Avete mai visto a Roma una manifestazione, ad esempio sindacale, con cartelli scritti in una lingua diversa dall’italiano?

In iran la lingua ufficiale è il persiano. Eppure alle manifestazioni, ritrasmesse in tutto il mondo, i cartelli di protesta erano scritti in inglese. Ovvio! Il fine principale delle manifestazioni di colore è mostrare al mondo che ci sono le proteste e far capire all’opinione pubblica mondiale il presunto motivo per cui si protesta. Se avessero scritto i cartelli nella loro lingua, il persiano, nessuno o pochissimi al mondo avrebbe potuto capire cosa ci fosse scritto. Era necessario scriverli nella lingua internazionale: l’inglese.

In una rivoluzione dei colori è pianificato anche questo: utilizzare l’inglese per far leggere al mondo intero i cartelli, il motivo della protesta.

In Iran le proteste avvengono perchè è stata scippata la vittoria al “candidato amico” e allora tutti col cartello in mano, scritto rigorosamente in inglese. I cartelli dicono: “Where is my vote?”, ossia "Dove è il mio voto?"

A queste manifestazioni di protesta parteciapano centinaia o migliaia di persone assoldate e formate per tale fine, cui oviamente si uniscono ingenuamente tanti altri; le manifestazioni vengono poi ingigantite dalle TV occidentali, per le quali diventano manifestazioni milionarie.

Queste manifestazioni, che si presentano tutte come non violente per avere un impatto maggiore sull’opinione pubblica mondiale necessitano di una forte repressione da parte del regime di turno, e per un impatto ancora maggiore la repressione deve provocare morti e feriti.

In una rivoluzione dei colori è cinicamente pianificato anche come provocare i corpi di sicurezza di uno stato; alla fine il morto ci scappa sempre, ovviamente provocato dalla repressione "ingiustificata" del regime di turno.

Quello che le Tv non dicono o non mostrano è la provocazione dei manifestanti. A volte per poter stimolare una reazione veramente violenta da parte delle forze dell’ordine pubblico (polizia e militari), i manifestanti debbono arrivare ad atti di provocazione tali da mettere in pericolo la vita stessa dei militari.

A Teheran i militari avevano avuto l’ordine di non rispondere a provocazioni di nessun genere (ed è comprensibile il motivo), ma si sono visti costretti a sparare nel momento in cui i "pacifici" manifestanti li hanno asseragliati nella caserma ed hanno dato fuoco all’edificio. Le Tv occidentali hanno mostrato queste immagini? Dubito fortemente. Solo con questa provocazione estrema, i pacifici manifestanti sono riusciti ad ottenere la reazione desiderata: le forze dell'ordine che sparano e quindi provocano morti e feriti. Che avrebbero dovuto fare i militari asserragliati all'interno della caserma? Avrebbero dovuto lascirsi bruciare vivi? E' con tali provocazioni che sono arrivati i primi morti.

La crescita economica dell’Iran

C’e da chiedersi: “Come mai tanta avversione all’Iran?” La rivoluzione degli Ayatollah che scalzò gli occidentali ha compiuto 30 anni ed è ormai consolidata. Qualcuno potrebbe pensare che questa avversione sia dovuta al proprosito degli iraniani di dotarsi di energia nucleare. Niente di più falso; gli occidentali, ossia gli Usa e gli altri paesi del G7 sanno bene qual’è il problema dell’Iran: è uno dei principali produttori di petrolio e gas al mondo, ma hanno 70 milioni di abitanti, il che significa che se il petrolio che producono lo utilizzano per il consumo interno e quindi non lo esportano, vengono a mancare gli introiti in moneta pregiata, necessari ad acquistare sui mercati internazionali gli altri beni di cui ha bisogno il paese; se il petrolio è commercializzato all’estero, scarseggia la benzina per il fabbisogno interno; infatti, in Iran c’è questa profonda contraddizione, che pur essendo uno dei principali produttori di pertolio al mondo, la benzina è razionata! Per sopperire a ciò il governo iraniano ha pensato di dotarsi di centrali nucleari.

In realtà non è il nucleare che spaventa gli occidentali ed in particolare gli USA, quanto il fatto che è uno dei principali paesi che sta premendo per l’abbandono del dollaro come moneta di riferimento internazionale. La sua ascesa economica e la sua influenza crescente a livello mondiale sta determinando che altri paesi iniziano a pensarla allo stesso modo e cominciano a premere per una misura del genere, ossia abbandonare il dollaro nelle transazioni internazionali. L’abbandono del dollaro come moneta di riferimeno internazionale significherebbe la fine dello strapotere economico USA (5).

L'Iran sta vivendo una inarrestabile crescita economica, basata primariamente, ma non più esclusivamente come in passato, sulla produzione del petrolio. La crescita impetuosa dell’Iran è certificata dalle statistiche del Fondo Monetario Internazionale (6).

Tra il 2000 ed il 2008 il PIL dell’Iran è cresciuto di oltre il 257%, passando dai 96 miliardi di dollari del 2000 (39o paese al mondo per PIL) ad oltre 344 miliardi di dollari, secondo le stime relative al 2008 (passando ad ocupare il 28o posto nella graduatoria dei paesi del mondo). Nel periodo considerato solo Russia (+545%), Romania (+434%), Repubblica Ceca (+282%), Emirati Arabi Uniti (+270%) e Cina (+267%) hanno avuto una crescita percentuale superiore a quella dell’Iran (Tabella 1).

Futuro economico immediato

Cosa prevedono i principali organismi internazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banco Mondiale) per il futuro più immediato, a 5 o 6 anni? Come si può osservare dalla Tabella 1, i paesi del G7 crescono molto meno che quelli dell’Asia e del Medio Oriente, dell’America Latina e dei Paiesi dell’Est Europa. Questi paesi hanno ed avranno un peso sempre crescente.

Tra i paesi a più forte crescita c’è la Cina, che dal 2010 diventerà la seconda economia del mondo e nel 2014 avrà raddoppiato il suo PIL rispetto al 2008. Anche l’Iran contnuerà a crescere: nel 2014 il suo PIL passerà a 477 miliardi ed occuperà la posizione n. 22 tra i paesi a più alto PIL al mondo. Nel periodo tra il 2014 ed il 2008 solo Cina, Egitto, India e Romania cresceranno più che l'Iran (Tabella 2).

I paesi occidentali fra il 2008 ed il 2014 non solo avranno una crescita notevolemente inferiore rispetto ai paesi dell’Asia e del Medio Oriente, ma per alcuni di loro si prevede una crescita negativa: è il caso di Spagna ed Italia (-3/4%), Gran Bretagna (-6%), Germania (-10%), o Austrialia (-15%).

Se poi consideriamo il periodo 2000-2014, ossia prendiamo sia i dati del recente passato, che le stime per il futuro immediato, l’Iran occupa il quarto posto nella graduatoria dei paesi con la più alta crescita percentuale del PIL: solamente Russia, Romania e Cina cresceranno più dell'Iran. (Tabella 3). Questa è la realtà.

L’Iran catalogato dagli USA come uno dei principali “paesi canaglia”, in realtà per molti anni non è stato preso in considerazione, avendo altre priorità: Afganistan, Iraq o Venezuela. D’altronte non rappresentava neppure un reale pericolo; oggi che la sua crescita economica appare inarrestabile, quel "paese canaglia" sarà presto tra i grandi del mondo. Ad esempio, gli USA potrebbero ritrovarselo nelle riunioni del G20. Da un lato si ritroverebbe a considerarlo uno “paese canaglia” e dall’altro si vedrebbe costretta a sedere accanto ed escoltare le sue proposte in materia di carattere ecomomico e finanziario, magari dover ascoltare proposte come l’abbandono del dollaro negli scambi internazionali. Per gli USA è già troppo dover ascoltare le "farneticanti" parole di Ahmadinejad (la stampa occidentale usa spesso tale termine per screditare i discorsi del lider iraniano) nella annuale (ma del tutto inutile) riunione dell'ONU.

Gli Usa non potevano e non possono tollerare una cosa del genere e non importa se il presidente si chiama Bush o Obama, è bianco o nero. L’Amministrazione Bush di fronte alla forte crescita economcia dell'Iran, al suo ruolo sempre più influente nell’area del Medio Oriente e dell’Asia Centrale (l'Iran è entrato a far parte, attualmente come osservatore, della Cooperazione di Shangai (7), cui partecipano sei paesi dell'area centroasiatica, tra cui Cina e Russia, oltre all'India, al momento osservatore come l'Iran) e delle sue politiche decisamente antistatunitensi si convinse della necessità di un intervento militare in Iran ed aveva sicuramente pronto un piano di invasione (8).

Poi prevalse il buonsenso, anche a causa della crisi economica che cominciò ad imperversare sul finire del 2007. Gli USA si resero conto di non essere stati capaci di sottomettere e controllare completamente paesi come Afganistan e Iraq, entrambi con circa 25 milioni di abitanti, figurarsi controllare un paese di circa 70 milioni di abitanti, qual’è l’Iran! Di conseguenza rinunciarono ai piani di invasione militare, ma ovviamente non rinunciavano al controllo dell'Iran; semplicemente cambiarono startegia.

La nuova strategia è la rivoluzione dei colori: si entra in contatto con l’opposizione (e non importa se in passato questi personaggi erano i principali avversari degli USA, come è il caso appunto dell’acerrimo antistatunitense Hosein Musavi, nella decada degli anni 80); si prepara un gruppo consistente di persone pronte a scendere in piazza alla prima occasione; si sceglie un colore di riferimento ed eccoci pronti ad assistere ad un nuovo episodio della rivoluzione di colore.

L’occasione arriva a Giugno 2009 con le elezioni presidenziali. Mousavi non ha nessuna speranza di vincere, ma si presenta ugualemente candidato; alla fine prenderà un buon 33% di voti, ma a scrutinio ancora in corso si autoproclama vincitore!

Il suo gesto ricorda tanto un'altra rivoluzione di colore, quella del Venezuela, dove un tale di nome Pedro Carmona Estanca, presidente della locale Associazione degli Industriali, si autoproclama presidente durante il golpe di aprile del 2002: “Giuro davanti a me stesso di essere fedele a me stesso!” Pochi attimi dopo la sua autoproclamazione fa leggere un decreto col quale dissolve tutti i poteri. Molti dei suoi compagni di avventura furono sicuramente ben felici del fallimento di quel golpe!

Mousavi si autoproclama vincitore e tutti i media occidentali gli danno grande rilievo; poi arrivano i risultati ufficiali, quelli veri, in cui si ritrova ad aver preso un buon 33%, ma del tutto insufficiente per risultare eletto. Per i media occidentali siamo ovviamente di fronte ad un colossale broglio elettorale. Prontamente le manifestazioni in appoggio al candidato scippato dell’elezione; non importa il numero dei partecipanti: potrebbero essere veramente milioni come dicono falsamente i media occidentali o qualche migliaio come è più realistico; l’importante è che ci siano le manifestazioni da mostrare e soprattutto che ci siano i morti, frutto della repressione del regime.

Questo il canovaccio della rivoluzione di colore. Ma l’Iran non è l’Ucrania, o la Romania; la rivoluzione di colore in Iran, ogni giorno che passa sembra assumere sempre più il colore che assunse in Venezuela: il colore della sconfitta. Manca il popolo ad appoggiarlo. Il popolo virtuale, almeno in questo caso, non sarà sufficiente a cambiare il regime esistente in Iran.

Mi auguro solo che i difensori dei diritti umani e gli iraniani che in questi giorni stanno manifestando in tutta Europa, in tutto il mondo, tornino a chiedere giustizia e processi per le migliaia di vittime del regime iraniano, a partire dai responsabili della decada degli anni ottanta, quando il regime era capeggiato anche dall’attuale paladino della libertà, Hosein Musavi.

Principali paesi per PIL e Variazione % del PIL
(Anni 2000–2008)

N

Country

2000

2008

Var. % 2008/2000

1

Russia

259,70

1.676,59

545,58%

2

Romania

37,34

199,67

434,74%

3

Czech Republic

56,72

217,08

282,74%

4

United Arab Emirates

70,22

260,14

270,46%

5

China

1.198,48

4.401,61

267,27%

6

Iran

96,44

344,82

257,55%

7

Indonesia

165,52

511,77

209,18%

8

Poland

171,26

525,74

206,98%

9

Ireland

96,88

273,33

182,13%

10

Greece

127,60

357,55

180,20%

11

Spain

582,38

1.611,77

176,76%

12

Turkey

266,44

729,44

173,77%

13

Venezuela

117,15

319,44

172,67%

14

Norway

168,67

456,23

170,48%

15

India

461,91

1.209,69

161,89%

16

Australia

389,96

1.010,70

159,18%

17

Colombia

94,08

240,65

155,81%

18

Saudi Arabia

188,69

481,63

155,25%

19

Brazil

644,28

1.572,84

144,12%

20

Malaysia

93,79

222,22

136,93%

21

Netherlands

386,20

868,94

125,00%

22

Finland

122,15

273,98

124,29%

23

Thailand

122,73

273,25

122,65%

24

Belgium

232,63

506,39

117,69%

25

Austria

191,76

415,32

116,58%

26

Portugal

112,98

244,49

116,40%

27

France

1.333,20

2.865,74

114,95%

28

Denmark

160,53

342,93

113,62%

29

Italy

1.100,56

2.313,89

110,25%

30

South Africa

132,96

277,19

108,47%

31

Canada

725,16

1.510,96

108,36%

32

Switzerland

250,20

492,60

96,88%

33

Sweden

246,37

484,55

96,67%

34

Germany

1.905,80

3.667,51

92,44%

35

United Kingdom

1.480,53

2.674,09

80,62%

36

Korea

533,70

947,01

77,44%

37

Mexico

628,85

1.088,13

73,03%

38

Egypt

99,16

162,16

63,55%

39

Israel

123,69

201,76

63,12%

40

United States

9.816,98

14.264,60

45,31%

41

Hong Kong SAR

169,12

215,56

27,46%

42

Taiwan

321,37

392,55

22,15%

43

Argentina

284,20

326,47

14,87%

44

Japan

4.668,79

4.923,76

5,46%
Dati di fonte FMI. Dati in miliardi di dollari USA
 
Principali paesi per PIL e Variazione % del PIL
(Stime Anni 2008–2014)

N

Country

2008

2014

Var. % 2014/2008

1

China

4.401,61

8.500,10

93,11%

2

Egypt

162,16

307,19

89,43%

3

India

1.209,69

1.739,98

43,84%

4

Romania

199,67

276,79

38,62%

5

Iran

344,82

477,07

38,35%

6

Thailand

273,25

372,67

36,39%

7

Malaysia

222,22

300,48

35,22%

8

Russia

1.676,59

2.231,79

33,11%

9

Indonesia

511,77

679,32

32,74%

10

United Arab Emirates

260,14

336,59

29,39%

11

Israel

201,76

252,59

25,19%

12

Saudi Arabia

481,63

601,54

24,90%

13

Hong Kong SAR

215,56

263,08

22,05%

14

United States

14.264,60

16.927,84

18,67%

15

Argentina

326,47

376,18

15,23%

16

South Africa

277,19

313,60

13,14%

17

Colombia

240,65

267,66

11,22%

18

Greece

357,55

389,20

8,85%

19

Japan

4.923,76

5.354,41

8,75%

20

Taiwan

392,55

419,76

6,93%

21

Brazil

1.572,84

1.666,75

5,97%

22

Mexico

1.088,13

1.139,28

4,70%

23

Venezuela

319,44

330,90

3,59%

24

France

2.865,74

2.951,58

3,00%

25

Austria

415,32

424,87

2,30%

26

Finland

273,98

276,60

0,96%

27

Belgium

506,39

510,04

0,72%

28

Canada

1.510,96

1.502,20

-0,58%

29

Netherlands

868,94

858,52

-1,20%

30

Korea

947,01

934,40

-1,33%

31

Denmark

342,93

336,92

-1,75%

32

Portugal

244,49

237,20

-2,98%

33

Spain

1.611,77

1.554,15

-3,57%

34

Italy

2.313,89

2.225,27

-3,83%

35

Sweden

484,55

463,08

-4,43%

36

Poland

525,74

499,19

-5,05%

37

Czech Republic

217,08

204,06

-6,00%

38

United Kingdom

2.674,09

2.507,61

-6,23%

39

Switzerland

492,60

451,64

-8,31%

40

Norway

456,23

411,10

-9,89%

41

Germany

3.667,51

3.292,87

-10,22%

42

Ireland

273,33

242,85

-11,15%

43

Turkey

729,44

644,82

-11,60%

44

Australia

1.010,70

852,71

-15,63%
Dati di fonte FMI. Dati in miliardi di dollari USA
 
Principali paesi per PIL e Variazione % del PIL
(Anni 2000–2014)

N

Country

2000

2014

Var. % 2014/2000

1

Russia

259,70

2.231,79

759,36%

2

Romania

37,34

276,79

641,26%

3

China

1.198,48

8.500,10

609,24%

4

Iran

96,44

477,07

394,68%

5

United Arab Emirates

70,22

336,59

379,33%

6

Indonesia

165,52

679,32

310,41%

7

India

461,91

1.739,98

276,69%

8

Czech Republic

56,72

204,06

259,79%

9

Malaysia

93,79

300,48

220,37%

10

Saudi Arabia

188,69

601,54

218,79%

11

Egypt

99,16

307,19

209,81%

12

Greece

127,60

389,20

205,01%

13

Thailand

122,73

372,67

203,67%

14

Poland

171,26

499,19

191,48%

15

Colombia

94,08

267,66

184,51%

16

Venezuela

117,15

330,90

182,45%

17

Spain

582,38

1.554,15

166,86%

18

Brazil

644,28

1.666,75

158,70%

19

Ireland

96,88

242,85

150,68%

20

Norway

168,67

411,10

143,73%

21

Turkey

266,44

644,82

142,02%

22

South Africa

132,96

313,60

135,85%

23

Finland

122,15

276,60

126,43%

24

Netherlands

386,20

858,52

122,30%

25

Austria

191,76

424,87

121,56%

26

France

1.333,20

2.951,58

121,39%

27

Belgium

232,63

510,04

119,25%

28

Australia

389,96

852,71

118,67%

29

Portugal

112,98

237,20

109,95%

30

Denmark

160,53

336,92

109,88%

31

Canada

725,16

1.502,20

107,16%

32

Israel

123,69

252,59

104,21%

33

Italy

1.100,56

2.225,27

102,19%

34

Sweden

246,37

463,08

87,96%

35

Mexico

628,85

1.139,28

81,17%

36

Switzerland

250,20

451,64

80,52%

37

Korea

533,70

934,40

75,08%

38

Germany

1.905,80

3.292,87

72,78%

39

United States

9.816,98

16.927,84

72,43%

40

United Kingdom

1.480,53

2.507,61

69,37%

41

Hong Kong SAR

169,12

263,08

55,56%

42

Argentina

284,20

376,18

32,36%

43

Taiwan

321,37

419,76

30,61%

44

Japan

4.668,79

5.354,41

14,69%
Dati di fonte FMI. Dati in miliardi di dollari USA

__________________

Note

(1) Si autorizza la riproduzione di questo articolo, con preghiera di citare autore e fonte. L’autore, Attilio Folliero, è un politolgo italiano residente in Venezuela, già fondatore de La Patria Grande de Caracas, www.lapatriagrande.net; è disponibile a collaborare con riviste, giornali, web e media di qualsiasi genere come corrispodnente dall’America Latina e/o per temi di economia e politica internazionale. Per ulteriori informazioni sull’autore cercare “attilio folliero” in Google.

(2) Il video dell’incontro tra Saddam Hussein e Donald Rumsfeld è sul sito del National Security Archive, Url: www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB82/

(3) Iran: Violations of human rights 1987-1990, consultabile all’indirizzo web: http://www.amnesty.org/en/library/info/MDE13/021/1990/en; oppure, URL: http://www.iranrights.org/english/document-349.php;

(4) le accuse riformulate ai governanti dell’epoca, in occasione del ventesimo anniversario degli avvenimenti sono leggibili a questo URL: http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE13/128/2007/en/dc097458-d359-11dd-a329-2f46302a8cc6/mde131282007es.pdf

(5) Vedasi sul tema: “Il dollaro, l’euro, il petrolio e l’invasione nordamericana”; “Il destino del dollaro e dell’economia statunitense”; “Segnali di nuove monete”.

(6) I dati del Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook Database, Aprile 2009, sono reperibili a questo Url: www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2009/01/weodata/WEOApr2009all.xls

(7) Sulla OCS vedasi nostro articolo "Verso un mondo con nuovi protagonisti"

(8) Vedasi sul tema nostro articolo (in spagnolo): "La Prossima guerra: Iran nella mira", pubblicato per l'occcasione dal sito cileno, Piensa Chile

Attilio Folliero/LPG, Caracas 23/06/2009

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