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2009: s’inasprisce la crisi, crolla il PIL, aumenta la disoccupazione, nel mondo sono oltre un miliardo gli uomini che soffrono la fame e le borse volano
Attilio Folliero, Caracas 14/01/2010
Vedasi anche:
  1. Andamento delle principali borse del mondo nel 2009
  2. Andamento delle principali borse del mondo dal 31/12/2008 al 09/03/2009
  3. Andamento delle principali borse del mondo dal 09/10/2007 al 09/03/2009
  4. Andamento delle principali borse del mondo dal 09/03/2009 al 31/12/2009
  5. Andamento delle principali borse del mondo dal 09/03/2009 al 15/05/2009
  6. Dati e statistiche sul Dow Jones dal 1895 ad oggi

Bilancio boristico dell'anno 2009 nell'analisi del politologo Attilio Folliero

Sembra difficile da credere, ma è la verità. Nel 2009 la crisi si è fatta sentire in tutto il mondo e soprattutto nei paesi occidentali, con il crollo del PIL, l’aumento della disoccupazione ed interi stati, che fino a pochi anni fa venivano indicati come esempio di miracolo economico, come Islanda, Grecia, Irlanda, Ucraina, oggi sono sull’orlo della bancarotta; altri stati, come la Spagna, hanno una disoccupazione tremenda, al limite del 20%. La fame nel mondo ormai coinvolge oltre un miliardo di persone; gli effetti del cambiamento climatico, frutto del nostro sistema economico basato sul consumismo sfrenato, sono ormai visibili a tutti, con zone del mondo dove ha letteralmente smesso di piovere e zone dove l’acqua è tanto abbondante da sommergere ogni forma di vita.

In queste situazioni di crisi, così evidenti, in passato le borse ne avrebbero risentito con enormi crolli dei loro indici azionari. In fondo gli indici di borsa non sono altro che il riflesso della situazione economica. Se l’economia va male, anche le aziende quotate in borsa dovrebbero risentirne, con una diminuzione del valore delle loro azioni. Invece, nel mondo dorato delle scartoffie e delle borse tutto gira al rovescio: l’economia va male, le borse volano! Anzi: più l’economia va male, più le borse volano. Le borse di tutto il mondo volano e addirittura alcune (su tutte quella del Bangladesh), in quest’anno di profonda crisi hanno raggiunto o sono in prossimità dei massimi storici!

Riporto un aneddoto di Charles Chaplin (1), che negli anni venti in seguito al successo cinematografico si era trasformato anche in uomo d’affari, investendo in borsa. Quando arriva la crisi del 1929 ed il crollo della borsa di New York, un amico di Chaplin che sapeva dei suoi investimenti in borsa, gli chiese se ci avesse rimesso. Chaplin gli rispose che non ne aveva risentito perché aveva venduto le sue azioni prima del grande crollo. L’amico, incuriosito, chiese a Chaplin se qualcuno lo avesse avvertito dell’imminente crollo. Chaplin gli rispose che nessuno lo aveva avvertito. L’amico chiese allora, a Chaplin come fosse riuscito ad evitare il crollo. Chaplin gli rispose che qualche tempo prima aveva letto delle statistiche che davano in aumento la disoccupazione e di conseguenza ne aveva dedotto che se cresceva la disoccupazione era imminente una crisi e quindi non era più conveniente investire in borsa.

Chaplin aveva ragione. Se aumenta la disoccupazione diminuiscono i consumi e quindi i guadagni delle imprese. Oggi, invece s'inasprisce la crisi, aumenta la disoccupazione e le azioni delle imprese quotate in borsa volano.

Cerchiamo di capirci qualcosa, analizzando i dati delle principali borse mondiali del 2009.

Dai dati delle principali borse del mondo (Vedasi "L'andamento delle principali borse mondiali nel 2009") si ricava che la borsa di Mosca è quella cresciuta di più nel 2009, con oltre il 128%. Cinque borse hanno avuto una crescita superiore al 100%: oltre a quella della Russia, anche quella dello Sri Lanka, dell'Argentina, della borsa cinese di Shenzen e di quella peruana. A seguire tutte le altre. Quella venezuelana è cresciuta del 57%; la borsa italiana ha avuto una crescita di poco inferiore al 20%, cosï come quella di New York, cresciuta del 18%. Delle 97 borse analizzate solamente 12 hanno chiuso l’anno in perdita, con le borse di Bermuda e Costa Rica come fanalini di coda, avendo avuto perdite superiori al 38%.

A parte le poche borse che hanno chiuso in perdita, tutte le altre hanno chiuso in attivo, e quasi il 70% delle borse mondiali hanno avuto guadagni di almeno il 20%. Come mai le borse guadagnano, se è presente una grave crisi economica, senza dubbio la peggiore del dopoguerra?

Qualcuno potrebbe pensare che la crisi ha comunque fatto allontanare grandi quantità di capitali dalle borse e queste variazioni, sia pure in positivo, siano dovute a bassi volumi di scambi. Se fossimo in presenza di bassi volumi di scambi, la crescita non sarebbe da prendere in grande considerazione. Per renderci conto se ci troviamo di fronte a bassi volumi di scambi, analizziamo i volumi di scambio degli ultimi dieci anni alla borsa di New York, la più importante del mondo (Tabella 1).

Tabella 1
Borsa di New York
Volumi di azioni scambiate delle 30 compagnie che compongono il Dow Jones
Anni 2000-2009

Anno

Volumi annuali

Giorni

Volumi giornalieri

Var. %  annua

2000

259.278.070.000

252

1.028.881.230

-

2001

301.950.490.000

248

1.217.542.298

18,34%

2002

358.358.030.000

252

1.422.055.675

16,80%

2003

348.893.650.000

252

1.384.498.611

-2,64%

2004

358.647.550.000

252

1.423.204.563

2,80%

2005

483.810.020.000

252

1.919.881.032

34,90%

2006

601.022.760.000

251

2.394.512.988

24,72%

2007

808.821.630.000

251

3.222.396.932

34,57%

2008

1.275.999.390.800

253

5.043.475.853

56,51%

2009

1.405.214.697.600

252

5.576.248.800

10,56%

Gli scambi alla borsa di New York, delle trenta compagnie che compongono l’indice Dow Jones, negli ultimi dieci anni sono costantemente aumentati, soprattutto negli ultimi due anni: nel 2008 si sono scambiate giornalmente oltre 5 miliardi di azioni e nel 2009 gli scambi hanno superato i 5,5 miliardi. Dunque, in quest’ultimo anno gli scambi alla borsa di New York sono stati elevatissimi, i più alti della sua storia.

Quali i motivi di questa crescita?

In linea di massima, quando l’economia è in crescita, gli indici di borsa crescono; quando l’economia è in recessione, anche gli indici di borsa diminuiscono. Dunque, siamo in crisi, ma a differenza di quanto succedeva in passato, le borse aumentano! Il motivo probabilmente è dovuto al fatto che gli investitori non stanno più a guardare se le aziende vanno bene o vanno male; investono comunque in borsa, acquistano azioni di tutte le imprese, anche di quelle in crisi, in forte crisi, che in altri tempi sarebbero sull’orlo del fallimento. Perché? Perché sanno che alla fine i governi iniettano grosse quantità di denaro soprattutto alle imprese più in crisi. Le aziende che conformano l’indice Dow Jones, chi più, chi meno ha usufruito di forti aiuti statali.

Ad esempio, le azioni della Boeing Co., una delle principali 30 compagnie dell’Indice Dow Jones, hanno chiuso l’anno con livelli record negli ultimi 18 mesi; anzi in tutta la loro storia, solo nel periodo giugno 2005-giugno 2008 hanno avuto quotazioni più alte di quelle attuali.

Eppure se entriamo nel merito di questa compagnia (e il discorso vale per molte altre aziende che conformano il Dow Jones), scopriamo che per i prossimi anni avrà grosse difficoltà. La Boeing costruisce grandi aerei (oltre cento posti), dunque se analizziamo gli ordini (2) di nuovi grandi aerei ricevuti dalla Boeing nel 2009, scopriamo che sono stati solamente 142 a fronte dei 668 del 2008 (-79%), dei 1.413 del 2007 (-90%), dei 1.044 del 2006 (-86%), dei 1.002 del 2005 (-86%), o dei 708 ordini del 1996 (-80%). Una compagnia capace di far fronte a ordini per oltre 1.400 grandi aerei che in un anno, si ritrova con ordini che rasentano il 10% delle sue potenzialità, in altri tempi avrebbe fatto riflettere gli investitori, che si sarebbero velocemente disfatti in toto delle azioni di una simile impresa, determinandone il crollo.

Oggi, invece gli investitori continuano tranquillamente ad acquistare azioni di queste aziende. Come mai? Due sono le possibili soluzioni: o hanno la sfera di cristallo dove hanno potuto vedere che nel 2010 (e anni successivi) la Boeing (e le altre aziende in situazione simile) riceverà migliaia di ordini, che quindi vanno a sopperire quelli mancati nel 2009, oppure immaginano che il Governo di Washington non permetterebbe mai che una impresa del genere fallisse e quindi gli inietterà soldi a palate. Probabilmente è quest'ultimo il motivo!

I governi di tutto il mondo, con in testa quello USA, stanno concedendo migliaia di miliardi di dollari alle imprese in crisi, siano esse bancarie, automobilistiche o di altro genere. Concessioni che trovano riflesso nei debiti pubblici di tutti i paesi occidentali.

Il debito pubblico USA anche nel 2009 è continuato a crescere. Come sono stati utilizzati questi soldi dal Governo USA? Nella costruzione di scuole, ospedali, assistenza sanitaria, aiuti ai milioni di statunitensi che si sono ritrovati senza casa, senza lavoro? No! Questo enorme flusso di denaro è andato alle imprese in crisi. Per avere un’idea di quanto denaro ha iniettato alle imprese in crisi questo novello Robin Hood al rovescio, che ruba ai poveri per dare ai ricchi e che risponde al nome di Barack Obama il pacifista, basta dire che nel suo primo anno di governo il debito pubblico degli Usa è cresciuto di 1.611 miliardi di dollari, quasi un terzo di tutto il debito pubblico accumulato dal guerrafondaio George Bush nei suoi otto anni di governo (5.037 miliardi)! Per fortuna Obama è un pacifista, con progetti ormai evidenti di estendere le guerre ovunque nel mondo, dal Pakistan, allo Yemen ed al Corno d'Africa, all'America Latina. Evviva i pacifisti.

Gli investitori, dunque non stanno guardando ai bilanci delle aziende su cui investono; investono in borsa e basta perché sanno che ci guadagneranno, sia quando le imprese vanno bene, ma anche quando vanno male ed in questo caso ci penserà il governo di turno a ripianare i possibili debiti, sottraendo le risorse al popolo.

Primavera del 2009: inversione di tendenza

Chiarito ciò, è però necessario attirare l’attenzione su un dato di fatto. E’ vero quanto detto fino ad ora, cioè che gli investitori stanno investendo in borsa anche in quelle aziende marce, perché in fondo sanno che alla fine lo Stato interverrà a iniettare denaro per salvarle. C’è, però, da aggiungere un elemento. Fino alla primavera del 2009, malgrado tutti i soldi iniettati tutti (o quasi) gli indici di borsa erano negativi, anzi eravamo di fronte a crolli che facevano presagire quelli del 1929, tanto che nelle nostre previsioni parlavamo di possibili crolli della borsa di New York dell’ordine del 70%-90%, rispetto ai massimi storici (3).

Di fatto, alla data del 9 marzo 2009 oltre il 60% delle borse mondiali stava facendo registrare perdite superiori al 50%, rispetto ai valori raggiunti il 09/10/2007, data in cui il Dow Jones era al suo massimo storico per quanto riguarda la chiusura di una giornata borsistica e la maggior parte delle borse seguivano questo andamento (Vedasi "L'andamento delle principali borse del mondo dal 09/10/2007 al 09/03/2009").

Il 9 marzo del 2009 il Dow Jones perdeva oltre il 53% del valore raggiunto il 09/10/2007; la borsa italiana il 69%, la borsa di Mosca il 73%; alcune borse accumulavano perdite superiori all’80%; quella cipriota stava perdendo l’86 e addirittura l’indice della borsa islandese perdeva il 95%!

Tutte le borse, con l’esclusione di poche (le borse cinesi di Shangai e Shenzen, quella palestinese, quella venezuelana e poche altre) anche nel 2009, fino al 9 marzo, continuavano a crollare; il Dow Jones stava perdendo un quarto del suo valore con cui aveva chiuso il 2008; la borsa italiana cedeva il 35%; altre (poche per la verità) stavano anche peggio della borsa italiana (Vedasi "L'andamento delle principali borse del mondo nel 2009, alla data del 09/03/2009").

Che cosa è successo in primavera che ha fatto cambiare idea agli investitori di borsa?

Certo l’avvento di Barack Obama, che ha continuato la politica del suo predecessore Bush di iniettare soldi alle imprese in crisi potrebbe aver convinto molti investitori a tornare ad acquistare le azioni delle imprese quotate in borsa. La fiducia in Obama potrebbe aver dunque, fatto cambiare idea agli investitori, che tornando ad acquistare le azioni hanno determinato l’inversione di tendenza. Anche le riunioni del G7 o del G20 potrebbero aver influito nel cambiamento della tendenza, iniettando fiducia al sistema borsistico.

Una cosa è certa: l’avvento di Barack Obama, l’iniezione di migliaia di miliardi di dollari alle imprese in crisi, le risoluzioni del G7 o del G20, in realtà non hanno avuto alcun effetto sulla crisi economica, che ha continuato ad inasprirsi, così come la disoccupazione ha continuato ad aumentare. Tutti questi eventi non hanno sortito effetto sulla crisi, però hanno fatto cambiare idea agli investitori di borsa? No, non sono questi i motivi che hanno convinto gli investitori a tornare ad acquistare in borsa.

Per poter far tornare la fiducia nelle borse, in una situazione di crisi economica generalizzata e che non faceva presagire nessun miglioramento per il futuro, è stato evidentemente necessario far affluire capitali ingentissimi. Sono stati utilizzati effettivamente enormi quantità di capitali per far cambiare la tendenza alle borse? Per stabilire ciò andiamo ad analizzare in dettaglio i volumi di azioni scambiate a New York.

Prima però, diamo uno sguardo all'andamento delle borse nel periodo che va dal 09/03/2009 alla fine dell'anno. Dunque, se fino al 09 marzo del 2009 le borse erano tutte in forte perdita, a partire da quella data cambia l'andamento.

Tra il 9 marzo del 2009 e la fine dell'anno, praticamente tutte le borse del mondo crescono (con l'esclusione di poche, alcune delle quali legate al "crollo" di Dubai): il Dow Jones cresce del 59,28%; la Borsa italiana dell'84,20%; una dozzina di borse oltre il 100% e addirittura la borsa della Russia cresce del 150%, quella dell'Ucraina del 187% e quella del Kazakistan del 193%! (Vedasi: "L'andamento delle principali borse del mondo dal 09/03/2009 al 31/12/2009").

Ovviamente, data la sua grandezza in termini di capitalzzazione, è stupefacente la crescita della Borsa di New York di quasi il 60%. Se analizziamo la storia del Dow Jones (dal 1895 ad oggi), ci possiamo rendere conto di quanto sia considerevole il crescimento accumulato in questo periodo; infatti, analizzando le variazioni annuali del Dow Jones, troviamo che la più alta crescita si è avuta nel 1915, quando crebbe del 81%; a seguire il 1933 con una crescita del 66%; quindi 4 anni con crescite superiori al 40%, ma inferiori al 50%. (Vedasi "Dati e statistiche sul Dow Jones dal 1895 ad oggi").

Se volgiamo lo sguardo al breve periodo che va dal 9 marzo al 15 maggio 2009, scopriamo che la inversione di tendenza è avvenuta proprio in questo momento, grazie ad un enorme ed inusuale afflusso di capitali. Infatti, in questo breve lasso di tempo le borse invertono la tendenza e crescono enormemente: ad esempio, le borse di Ucraina e Cipro di oltre il 100%; quella del Kazakistan del 77%, quella russa del 62%, quella italiana del 54%; il Nasdaq del 32%; il Dow Jones del 26% (Vedasi: "L'andamento delle principali borse del mondo nel periodo 09/03/2009-15/05/2009").

E' dunque in questo periodo che è avvenuto il cambiamento e ciò è stato possibile facendo affluire sui mercati borsistici ed in particolare su New York, ingenti quantità di denaro.

Gli scambi alla borsa di New York

Analizziamo più in dettaglio gli scambi della borsa di New York, degli ultimi dieci anni. Oltre alle medie giornaliere annuali, siamo andati a calcolare gli scambi giornalieri nei periodi Gennaio-Febbraio, Marzo-Maggio e Giugno-Dicembre, degli ultimi diceci anni (Tabella 2).

Tabella 2
Borsa di New York
Media delle Azioni dei 30 titoli del Dow Jones scambiate giornalmente nei periodi considerati
(Dati assoluti)
PeriodoMedia azioni giornaliere scambiate nell'annoMedia azioni giornaliere scambiate nel periodo Gennaio - FebbraioMedia azioni giornaliere scambiate nel periodo Marzo - MaggioMedia azioni giornaliere scambiate nel periodo Giugno - Dicembre
20095.576.248.8006.066.226.9136.862.125.3714.908.786.331
20085.043.475.8534.317.352.9274.129.496.5085.629.729.133
20073.222.396.9322.782.851.0262.962.699.5313.450.524.797
20062.394.512.9882.360.810.0002.320.723.4382.435.303.176
20051.919.881.0321.558.731.0261.902.506.4062.021.873.154
20041.423.204.5631.559.117.9491.477.128.1251.364.468.121
20031.384.498.6111.399.622.0001.439.900.6351.357.013.624
20021.422.055.6751.394.845.0001.281.348.4381.490.256.284
20011.217.542.2981.146.687.7501.213.296.8751.239.110.972
20001.028.881.2301.060.160.0001.033.765.0001.018.315.608

Come avevamo visto in precedenza, nel 2009 sono enormemente cresciuti gli scambi, arrivati ad oltre 5,5 miliardi di azioni giornaliere. Andando ad analizzare gli scambi nei periodi indicati, troviamo che c'è stato un forte aumento tra marzo e maggio, quando gli scambi giornalieri sono stati oltre  6,8 miliardi di azioni, per poi scendere nel periodo giugno - dicembre a 4,9 miliardi. Mentre nel periodo Marzo-Maggio gli scambi aumentano considerevolemente, tra giusgno e dicembre diminuiscono, sia in relazione alla media degli ultimi due anni, ma anche rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno.

La inusuale e grande quantità di azioni scambiate nel periodo marzo-maggio, appare ancora più evidente usando i numeri indici (Tabella 3).

Tabella 3
Borsa di New York
Media delle Azioni dei 30 titoli del Dow Jones scambiate giornalmente nei periodi considerati
(Numeri indici)
PeriodoAnnoAzioni giornaliere scambiate nel periodo Gennaio - FebbraioAzioni giornaliere scambiate nel periodo Marzo - MaggioAzioni giornaliere scambiate nel periodo Giugno - Dicembre
2009100,00108,79123,0688,03
2008100,0085,6081,88111,62
2007100,0086,3691,94107,08
2006100,0098,5996,92101,70
2005100,0081,1999,10105,31
2004100,00109,55103,7995,87
2003100,00101,09104,0098,01
2002100,0098,0990,11104,80
2001100,0094,1899,65101,77
2000100,00103,04100,4798,97

Considerata 100 la media annuale, troviamo che la quantità di azioni scambiate nel periodo marzo maggio equivale a 123,06. Si apprezza facilmente che tale dato è superiore sia agli altri due periodi del 2009, ma anche ai corrispondenti periodi dei precedenti nove anni. Possiamo concludere tranquillamente che nel periodo tra marzo e maggio del 2009 si è verificato un forte aumento negli scambi, evidentemente una forte richiesta di azioni che ha determinato l'inversione.

Come abbiamo visto fino a marzo, nessun provvedimento adottato, ne' l'avvento di Obama, ne' le riunioni del G7 o G20 e neppure le migliaia di miliardi di dollari trasferiti alle imprese in crisi dai vari governi riuscivano ad invertire la tendenza al ribasso delle borse.

Evidentemente qualcuno (o qualche gruppo di persone), con ingenti o quasi illimitate capacità di denaro, ha deciso di intervenire nel mercato borsistico, acquistanto azioni; la richiesta di azioni è stata così forte che è riuscita a cambiare la tendenza. Poi, una volta ottenuto il risultato di far crescere gli indici ed attirare l'attenzione degli altri investitori, hanno deciso di ridurre l'intervento, dirigendo i capitali, con i guadagni ottenuti, verso altri settori, altre zone del mondo a più alta redditività che non la fallimentare economia statunitense, che sta dietro la borsa di New York. Evidentemente perchè queste persone son ben coscienti della realtà e che l'annunciata fine della crisi è solo una favola e presto le borse torneranno a ridursi.

Chi sono queste persone o questo gruppo di persone che possiedono tanto capitale da poter far cambiare (momentaneamente) verso agli indici di borsa?

Vorrei attirare l’attenzione su avvenimento occorso in primavera e di cui ovviamente si è parlato poco, nei media ufficiali: la riunione del Gruppo Bilderberg (4), svoltasi ad Atene, tra il 14 ed il 16 maggio 2009. E' solo una coincidenza che dopo la riunione di questo gruppo, diminuiscono lievemente ma progressivamente gli afflussi di capitale sulla borsa di New York?

Loro, i veri padroni del mondo, potrebbero aver deciso, alla fine dell'inverno, di far cambiare rotta agli indici di borsa, riversando appunto su new York gli ingenti capitali di cui dispongono. New York e tutte le altre borse, che in pratica seguono quasi meccanicamente New York, hanno invertito la tendenza. Tutti gli altri investitori, soprattutto i piccoli, vedendo che le borse risalivano sono tornati ad acquistare azioni. I detentori del potere, i membri del Grppo Bilderberg, una volta constatato il raggiungimento dell'obiettivo e coscienti della realtà, nella riunione di Atene potrebbero aver deciso di ritirare il capitale poco a poco, senza farsi accorgere. Sicuramente "loro" sanno che la crisi non è finita, sanno che la borsa continuerà a scendere e quindi dopo averla momentaneamente fatta risalire, ritirano poco a poco i capitali. E' andata proprio cosï?

Le riunioni del Gruppo Biderberg sono segrete e nessuno sa cosa decidano, per cui la nostra è solo una ipotesi, però rimane la coincidenza della riunione di questo gruppo con la ripresa della borsa e la successiva diminuzione degli scambi.

Noi siamo convinti che la crisi non sia finita perché come ben sapeva l’uomo d’affari Charlie Chaplin, se la disoccupazione aumenta (e lo dicono in molti, anche quelli che stanno gridando alla fine della crisi), continuerà ad esserci crisi. E se la crisi continua, gli aumenti fittizi delle aziende quotate in borsa, con tutti gli aiuti possibili dei governi, si scioglieranno come neve al sole. Noi continuiamo a pensare che le nostre previsioni iniziali su questa crisi siano giuste. In fondo i dati già ci hanno dato ragione, con le tante borse crollate fino al 70%, 80%, ed oltre il 90% del loro valore che avevano prima della crisi.

________________

Note

(1) L’anneddoto è ripreso dal Blog “L’umano sentire”, vedasi Url: http://umanosentire.splinder.com/post/21102541/Studiare2C+studiare2C+studiare

(2) Per i dati sugli ordini della Boing vedasi URL: http://www.boeing.com/commercial/cmo/index.html

(3) Vedasi articoli: "Crisi del 2008: possibile una forte riduzione del Dow Jones, anche del 90" del 09/10/2008 e "Terzo aggiornamento sulla crisi economica" del 31/03/2009

(4) Sul Gruppo Bilderberg e gli altri potenti del mondo, consiglio l'articolo di Paolo Barnrad Questo è il potere”, URL: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=154 

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