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L'ape

Attilio Folliero, Caracas 02/07/2009 (*)

L’ape

Una mattina. Dopo aver bevuto il caffè, ho appoggiato la tazzina sporca in cucina, su un ripiano a lato del lavello. Il caffè rimasto nella caffettiera, generalmente lo verso in una bottiglietta che conservo nel frigo; a volte, in tarda mattinata o nel primo pomeriggio mi servo una tazza di caffè freddo. Anche questa mattina, dopo aver bevuto il caffè, ho conservato in frigo quello rimasto, quindi ho lavato gli oggetti sporchi. Oltre alla caffettiera, alla tazzina ed al cucchiaino c’erano da lavare dei piatti ed un pentolino della sera precedente.

Prendo la spugnetta, imbevuta con una goccia di detersivo per i piatti e comincio a lavare, partendo dalla tazzina di caffè; senza guardare, d’istinto, passo la tazzina sotto il rubinetto d’acqua che nel frattempo avevo aperto. La tazzina si riempie velocemente; quando la svuoto, per passarci la spugnetta col detersivo mi rendo conto che era caduto qualcosa, finendo nel pentolino sottostante, che nel frattempo si era riempito di acqua.

Inizialmente penso che fosse caduto un po’ di caffè rimasto nella tazzina; poi, guardando bene mi rendo conto che era un insetto, e guardando ancora meglio mi accorgo che era un’ape. Una povera ape, entrata chissà come in casa, si era infilata nella tazza di caffè. Io il caffè lo prendo dolce; deve essere stato lo zucchero rimasto nella tazzina ad attirarla.

Questione di un batter di ciglia e mi rendo conto di cosa stesse succedendo alla poveretta: stava annegando e lottava furiosamente per sfuggire alla morte. Immediatamente chiudo l’acqua, svuoto il pentolino e aiutandomi con il cucchiaino riesco a prelevarla; fortunatamente era ancora viva ma bagnata com’era, non poteva volare.

Per un attimo mi sento disperato. Non so cosa fare per aiutarla! Mi sento in colpa parchè stavo per ammazzare un essere vivente, un essere vivente così utile e bello. Davanti agli occhi mi passano continuamente le immagini di quest’ape che si dimena nell’acqua, cercando di salvarsi. Deve essere stato terribile. Il solo pensarci mi fa sentire in colpa e non riesco a reagire. Poi, dopo questi momenti di smarrimento, mi viene l’idea di portarla sul balcone e appoggiarla su una pianta, in attesa che si asciugasse. Col cucchiaino, dove era rimasta nel frattempo, porto l'ape sul balcone, facendo molta attenzione che non mi cadesse durante il breve viaggio; con la mano la proteggo da possibili cadute, senza toccarla perché temevo di fare dei danni ai suoi minuscoli organi.

Arrivato sul balcone, cerco di farla passare dal cucchiaino alle lunghe foglie verdi di una pianta ornamentale; a fatica riesco a farla passare. Era viva fortunatamente, ma ero preoccupato perché temevo che alcuni suoi organi si fossero danneggiati. Temevo che stesse soffrendo e non sapevo cosa potessi fare per aiutarla.

Poi, noto che l'ape cerca di risalire la foglia. Questo mi rende ottimista: mi faceva ben sperare che potesse riprendersi. Per un po’ rimango a guardarla. Comincio a pensare che invece di risalire l’erba, come stava facendo, doveva scendere, fermarsi un po’ a riposare sul terreno e aspettare che si asciugassero le ali.

Pur osservandola muoversi, continuavo a temere che qualche organo fosse rimasto danneggiato, magari le ali, magari gli occhi. Che avrei potuto fare? Come aiutare un animale del genere? Non potevo fare altro che sperare che fosse solamente bagnata. Ovviamente era anche comprensibilmente spaventata.

Speravo che se si fossero asciugate le ali, l’ape sarebbe potuta tornare a volare, tornare alla sua vita di ape, magari raccontando la sua disavventura alle altre api.

Per qualche minuto continuo ad osservarla, ad assisterla cercando di aiutarla a scendere, sempre preoccupandomi di non fare dei danni ai suoi piccoli organi; sapevo benissimo che le mie dita avrebbero potuto danneggiarla.

Continuo a sentirmi in colpa per il male che le avevo procurato; un essere vivente non merita di soffrire e lei aveva sicuramente sofferto per colpa mia, per colpa della mia disattenzione. Avrei potuto guardare dentro la tazza, prima di aprire l’acqua! Comunque, il fatto che si muovesse mi faceva ben sperare su una sua ripresa. Speravo che appena asciugata potesse riprendere il volo.

A quel punto, decido di andare a finire di lavare i pochi oggetti sporchi; era questione di pochi attimi. In realtà non riesco a terminare; il pensiero è rivolto sempre alla povera ape.

L'apeDue volte interrompo l’operazione per andare a vederla. Fortunatamente continua a muoversi. Era viva! Continuavo a sperare che non stesse soffrendo. Dall’apparenza sembrava tutta intatta e per accertarmene presi la macchina fotografica e le feci una foto; ingrandii la foto e dalla sua analisi sembrava stesse relativamente bene.

Vado per la terza volta in cucina e finalmente termino di lavare. Torno sul balcone e per un po’ rimango ad osservarla. Non posso fare altro che osservarla e sperare che non avesse subito danni irreparabili. Vedevo che continuava a muoversi: era buon segno.

Dopo qualche minuto, mi allontano nuovamente per terminare altre faccende e quando torno non la vedo più. Guardo bene fra le foglie della pianta, cerco a terra e nei dintorni, ma non la trovo.

Non l’ho più vista. Il fatto di non averla trovata mi fece sperare che si fosse asciugata ed avesse potuto riprendere il volo. Speravo tanto fosse andata cosi.

Per tutto il giorno rimango a pensare alla povera ape, continuando a passarmi davanti agli occhi i momenti in cui l'ape cade nel pentolino pieno d’acqua e con tutte le forze lotta contro la morte. Per lei devono essere stati momenti terribili che sicuramente – pensavo – avrebbe ricordato per il resto della sua vita. Io non ho mai fatto del male a nessuno, neppure ad un insetto, neppure al più minuscolo degli insetti. Mi dispiaceva enormemente che quest’ape avesse passato momenti così drammatici per colpa mia, per colpa della mia disattenzione.

Il pomeriggio, quando vedo mia moglie, le racconto l’accaduto. Lei mi stringe in un forte abbraccio. La notte seguente non riesco a dormire: continuavano a passarmi davanti agli occhi le immagini di quell’ape che disperatamente, con tutte le forze, lottava contro la morte.

Mi alzo e mi preparo una camomilla. Continuavo a pensare all'ape e speravo che dopo essersi asciugata, avesse ripreso il volo.

Passano due giorni e continuo a pensare all’ape. Anche la notte successiva, non riuscendo a dormire, ancora una volta mi alzo; questa volta per andare a bere un bicchiere d’acqua. Dopo averlo bevuto a metà, lo appoggio sul tavolo e me ne torno a letto.

La mattina seguente, quando mi alzo, guardo il bicchiere mezzo pieno sul tavolo e noto qualcosa dentro. Guardo bene e con immenso stupore noto che dentro c’era un’ape, morta annegata. La stessa ape di qualche giorno prima? Non riesco a crederci. Se fosse la stessa, significa che si era salvata una prima volta, grazie al mio intervento, ma non era riuscita a salvarsi dall’annegamento la seconda volta, quando era andata a cercare acqua nel bicchiere che avevo lasciato sul tavolo. Continuo a sentirmi in colpa. Se non avessi lasciato il bicchiere sul tavolo ...

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(*) Storia realmente accaduta

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