Ci fu un periodo della vita di Attilio Folliero, alla fine degli anni ottanta, in cui si dedica alla pittura, anche se solo sporadicamente. Fu una stagione breve, anche se a volte gli torna la voglia di riprendere i pennelli. A stimolarlo fu un suo carissimo amico, Giuseppe Guerrieri ai tempi dell'Università.
La sua stanza, la numero 186, al quinto piano dell'ala vecchia della residenza universitaria di Via de Lollis, a Roma, nell'anno accademico 1985-1986 e poi ancora nell'anno accademico1988-1989, questa volta la numero 196, sempre a quel quinto piano, era una sorta di galleria d'arte e centro di ritrovo di "pensatori" con cui discutere di tutto, di politica, di economia, della società, ma anche di arte, di sport, di fisica, di informatica, di personal computer e di Internet, praticammnete agli albori. Fu proprio in quest'ambito che cominciò ad utilizzare il computer presso il Cattid, centro per le applicazioni didattiche a distanza.
Si ricorda ancora una accesa discussione sul teletrasportatore molecolare, l'amico Sergio, fisico, molto poco possibilista su una simile realizzazione e lui, assieme a Giuseppe possibilisti.
Quelle stanze erano una sorta di galleria d'arte con alle pareti affissi i propri lavori, inizialmente disegni su fogli di carta; successivamente passò alla tela (tempera ed olio).
In estate, durante la permanenza a casa, incomicia ad utilizzare come base il compensato, per fare quadri di grandi dimensioni; avrebbe voluto fare cose gigantesche, ma ovviamente ero limitato dalla mancanza di uno spazio; le pareti della sua cameretta e del corridoio di casa si riempirono di suoi quadri. Erano opere originali, per due aspetti: in primo luogo perchè erano quasi tutte circolari; in secondo luogo la parete era parte integrante del quadro, ossia quei quadri erano pensati per una parete di un colore ed un luogo ben preciso .
- Una rara foto di Attilio Folliero durante la lavorazione di "Spazi di libertà" (1989/90)
- The history
Alcune opere avevano la caratteristica che non erano dipinte a quattro mani, assieme a Giuseppe Guerrieri. E' il caso dell'opera "Lo stress", con la tecnica della tempera su carta. In realtà "lo stress" è il titolo abbreviato utilizzato in questo frangente; il titolo originale venne scritto dietro il quadro ed era cosi lungo che non entrò, pertanto fu necessario utilizzare un foglio a parte. Il titolo era un "romanzo" necessario per descrivere il significato dell'opera.
- "Stress" di Attilio Folliero e Giuseppe Guerriei (1988)
Successivamente si inseriranno altre opere di Attilio Folliero.
Anche Cecilia Laya ebbe una stagione della pittura (continua)
Caracas, 25/06/2009